Home > Rubriche > Music Industry > Stop alle telefonate!

Stop alle telefonate!

Ricevo, ieri pomeriggio, una telefonata dalla promoter di una compagnia telefonica. Volevo, da tempo, cambiare gestore di una delle mie due SIM e quella telefonata cadeva a fagiolo. Ma l’istinto dell’avvocato rompiscatole e puntiglioso affiora anche nel gioco.
“Mi scusi, signorina. Per curiosità: come è entrata in possesso del mio numero di telefono?”
“È pubblicato sull’albo professionale degli avvocati!” mi risponde placida.
“Sa che è vietato, invece, raccogliere dati senza il preventivo consenso?”
Allorché lei si arma di elegante arroganza: “Non è vero. Lei ha inserito i suoi numeri di telefono in un pubblico registro e quindi ha acconsentito a….”
Siamo alle solite.
Ancora una volta, viene frainteso il senso della legge n. 196 del 2003. La raccolta dei dati da un pubblico albo o registro è possibile solo per le finalità per le quali è stato predisposto il registro stesso. In altre parole, il fatto che io sia inserito nell’albo degli azzeccagarbugli non vuol dire che, con questa iscrizione, volevo anche ricevere pubblicità da soggetti del tutto estranei al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati.

Il governo e soprattuto la Comunità Europea hanno preso atto di ciò e hanno fatto le opportune pressioni.
Ma quando in Italia non si riesce a far rispettare una legge, anzicché correggerne l’applicazione, ne viene emanata una nuova, spesso in contrasto con la prima e, ancor più spesso, idonea solo ad aumentare la confusione.

Così, il 9 luglio scorso, il Consiglio dei Ministri ha approvato (con ritardo) il regolamento che disciplina il “Registro Pubblico delle opposizioni” per gli utenti telefonici, in applicazione del codice sulla protezione dei dati personali, che entrerà in vigore entro 90 giorni dalla sua pubblicazione.

La normativa dà al cittadino, che non vuole essere più raggiunto da pubblicità, la possibilità di inserire il proprio numero telefonico in un elenco pubblico. Chiunque avrà iscritto il proprio numero nel registro non subirà più le invadenti pressioni delle agenzie di telemarketing.
L’iscrizione potrà avvenire tramite e-mail, modulo via internet, telefonata al numero verde o raccomandata. Dopo questo adempimento, il numero pubblicato non potrà più essere contattato per scopi pubblicitari o per vendite.

Molti i dubbi e le perplessità.
Innanzitutto, il totale cambio di prospettiva nella tutela del cittadino e il contrasto con la precedente normativa.
L’attuale sistema, infatti, stabilisce che solo chi firma l’autorizzazione al trattamento dei dati può essere raggiunto dalla pubblicità. Ciò viene definito “sistema dell’opt-in” («non mi potete disturbare al telefono se non vi ho dato l’autorizzazione»).
Invece, il nuovo regolamento, sovvertendo questo principio, passa al sistema dell’opt-out («ti disturbiamo a meno che non ti sia iscritto nel registro delle opposizioni»), per cui ora è necessario che il consumatore manifesti il proprio dissenso per non essere contattato dalle pubblicità.
Tutt’altro che una protezione, soprattutto se si considerano certe fasce di utenti, meno avvedute o, soprattutto, di una certa età.

Vi è poi il dubbio circa l’efficacia precettiva del registro. Infatti, l’iscrizione non funzionerà per quanti, distrattamente o coartatamente, abbiano autorizzato in precedenza le telefonate pubblicitarie. Questo avviene normalmente in occasione di molteplici tipi di contratti con il consumatore, dove gli agenti si limitano a richiedere una serie infinita di firme e di caselle da barrare (per es.: con operatori telefonici, operatori finanziari, rivenditori di automobili, ecc.). In questo caso, anche se l’utente si è iscritto al registro, riceverà comunque le telefonate.

Perplessità sorgono anche con riferimento ai tempi entro cui gli operatori commerciali devono conformarsi alle richieste degli utenti. La legge, con una locuzione generica, impone ai primi di tenere conto della iscrizione del consumatore nel registro “nel più breve tempo possibile”. In altre parole, non è detto che, già dal giorno dopo l’iscrizione nel registro, l’utente non verrà più raggiunto dagli squilli del telemarketing. Bisogna invece dare un ragionevole lasso di tempo al commerciante affinché prenda atto di ciò e informi la propria rete vendita. La formula generale usata dalla legge spaventa le associazioni di tutela dei consumatori, abituate a certi operatori particolarmente “pigri”.

Infine, in quanto potranno essere iscritti nel registro solo i numeri pubblicati in elenchi telefonici, non saranno contestabili le attività promozionali che avranno reperito i dati degli utenti non già da elenchi telefonici, ma da altre raccolte (v. albi professionali, tessere sconto del supermercato, ecc.). Si arriva, dunque, all’assurdo controsenso per cui proprio chi aveva deciso di non comparire in un elenco telefonico (magari per non essere disturbato) sarà più aggredibile dalle televendite.

Il registro dovrebbe essere tenuto da un soggetto privato, senza aggravi economici per lo Stato.
Gli operatori che vorranno effettuare operazioni promozionali dovranno prima inviare i numeri che intendono contattare al gestore, il quale escluderà dalla lista quelli che sono nel registro.
La lista dovrà essere aggiornata ogni 15 giorni, per tenere conto delle nuove richieste degli utenti.
L’accesso al registro sarà oneroso per gli operatori.

Le debolezze e, soprattutto, le incongruenze del nuovo sistema gettano il sospetto che la legge sia stata emanata solo al fine di accontentare la Comunità Europea, ponendo fine alla violazione della direttiva europea 2002/58/CE: una violazione che aveva già comportato, nei nostri confronti, l’avvio di un procedimento di infrazione da parte della Comunità Europea.

Scroll To Top