Home > Recensioni > Storia d’Inverno

Non è una storia vera, è una storia d’amore” recita la locandina dell’esordio alla regia di Akiva Goldsman, tratto da un imponente romanzo d’amore che raggiunse il successo negli anni 80. La storia d’amore è quella tra Peter Lake (Colin Farrell), ex trovatello ora ladruncolo in una magica New York d’inizio secolo e Beverly Penn (Jessica Brown Findlay) una ricca fanciulla che la consunzione spegne giorno dopo giorno. La terza protagonista è una New York dove convivono creature magiche benigne e maligne, come Pearly Soamers (Russell Crowe), un demone deciso a ostacolare la felicità di Peter. Il sentimento di affezione che il protagonista prova per l’amata lo porta però a sopravvivere fino ai nostri giorni, alla ricerca di una ragazza dai capelli rossi che sa di poter salvare.

Storia d’Inverno” è un film veramente tremendo e non saprei trovare una sola tipologia di spettatore a cui consigliarlo. Spiace perché la Warner Bros aveva garantito un ottimo livello produttivo e Goldsman aveva fatto grandi cose come sceneggiatore. Se inserire elementi sovrannaturali come cavalli volanti o creature luciferine è sempre un’operazione difficoltosa per la sospensione d’incredulità, qui l’aura zuccherosa ereditata da una fonte letteraria immersa nel clima iperpositivista degli anni ’80 rende il film un pappone indigesto di buoni sentimenti, situazioni ridicole e stucchevolezze anacronistiche. Il cast fa quello che può ma è l’adattamento a fallire su tutta la linea, provocando pernacchie e risatine imbarazzate.

Pro

Contro

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