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Stormlord: Continua la cavalcata

Alla luce dell’imminente uscita di “Mare Nostrum”, abbiamo fatto due chiacchiere con il bassista degli Stormlord, band italianissima che con il proprio Epic contaminato da influenze death e black, raccoglie sempre più consensi anche al di fuori della nostra penisola…

Buongiorno ragazzi…Cominciamo dall’attesissimo nuovo album “Mare Nostrum”: sul vostro sito ufficiale si legge che questo nuovo capitolo rappresenta una grossa scommessa per voi… Quali sono i punti fondamentali che possono rappresentare al meglio questa nuova release?
Caro Jonathan, ogni nuovo disco rappresenta una grande scommessa per noi, questo perché in ogni episodio della nostra discografia ci siamo sempre impegnati al 110% rispetto alle nostre possibilità in quel particolare momento, e quindi è ovvio che per progredire dobbiamo riuscire a superare i nostri limiti. “Mare Nostrum” rappresenta da un certo punto di vista un ritorno alle atmosfere epiche del nostro debutto “Supreme Art Of War”, mentre da un altro lato recupera lo stile degli ultimi dischi e gli dona una ventata di freschezza grazie a nuove soluzioni mai provate in precedenza. In questo album troverete sia il classico stile Stormlord che alcune novità come atmosfere asiatiche, parti di sitar, strumenti prettamente mediterranei come il marranzano, stacchi folk e persino un pezzo acustico, il tutto accostato alle sfuriate di doppia cassa che tanto esaltano il nostro batterista.”

Anche a livello di tematiche trattate nei testi, ci si deve aspettare una svolta o, in generale, seguono la stessa linea ideologica dei precedenti album?
Più che una svolta diciamo che le coordinate stilistiche hanno subito una naturale evoluzione, dato che sono passati ben quattro anni dal disco precedente. Questa volta mi sono occupato di tutti i testi. Già in passato avevo scritto gran parte delle liriche, ma per motivi di tempo e di inesperienza a volte ero stato costretto a lasciare la penna in altre mani. Quando abbiamo iniziato a stendere la musica di “Mare Nostrum” ho capito che avrei dovuto curare personalmente tutte le sfaccettature dei testi. Gli argomenti trattati sono molti, si va dalla classica ambientazione storica della title track, che parla della terza guerra punica (“Mare Nostrum”), alla leggenda Ebraica del Golem (“Emet”), ad un inno prettamente epico fatto apposta per omaggiare affettuosamente il nostro passato (“Stormlord”), alla descrizione dei Naga, semidivinità dell’Induismo (“legacy Of The Snake”), alle citazioni di Dante Alighieri (“And The Wind Shall Scream My Name”) a testi più intimi e, se vogliamo, vagamente filosofici come “Neon Karma”, “Dimension: Hate” e “Scorn”. Quest’ultima in particolare è la nostra risposta a coloro i quali in passato ci hanno inquadrato come guerrafondai. Spesso abbiamo parlato di guerra, ma la guerra da noi decantata, come ho spiegato in innumerevoli interviste, è un guerra interiore, è il desiderio di raggiungere gli obiettivi prefissi senza gettare mai la spugna e soprattutto senza mai danneggiare gratuitamente i terzi. Per la guerra vera provo solo schifo. Ho viaggiato in paesi come la Birmania ed ho visto le conseguenze a cui porta la violenza selvaggia, io non voglio essere parte di questa follia! In “Scorn” m’interrogo su cosa possa spingere un essere umano a terminare la vita di un proprio simile, e la risposta è il disprezzo. I leader ti insegnano a disprezzare il nemico, a non considerarlo un tuo pari, ed a questo punto è facile cadere nel tranello e mettere da parte la coscienza. In “Scorn” è il disprezzo stesso a parlare ed a tessere le proprie lodi, ad invitare il soldato ad abbracciare la sua furia cieca ed a non dare ascolto alla sua umanità. In questa maniera il disprezzo si mostra per ciò che realmente è, il più grande nemico dell’Uomo, un nemico da sconfiggere con la nostra razionalità. Siamo arrivati al gradino più alto dell’evoluzione proprio perché siamo stati in grado di riunirci in società e di primeggiare su tutte le altre specie non solo con la violenza, ma anche con la pietà e con l’accettazione delle differenze. Cadere preda degli istinti ed annichilire il diverso vuol dire rinnegare millenni di evoluzione e di cultura.

Il nuovo full length esce per Locomotive Records… cosa ha rappresentato per voi aver lavorato con i ragazzi della Scarlet, anche alla luce della decisione di pubblicare il best of “The Legacy Of Medusa”?
Con Scarlet abbiamo passato i migliori anni della nostra carriera. Nel corso del tempo si è venuto a creare non solo un rapporto personale, ma anche e soprattutto un egregio rapporto umano. Loro hanno sempre fatto il massimo per noi e noi abbiamo saputo ricompensarli nella migliore delle maniere. Il best of, anche se preferirei chiamarla “antologia celebrativa” dato che di vero e proprio best of non si tratta, è nato da un’idea di Stefano Longhi atta a celebrare questo lungo e prolifico periodo passato insieme. Ancora adesso continuiamo a sentirci con i ragazzi di Scarlet e loro sono stati i primi a complimentarsi per il deal con Locomotive. Siamo passati ad un’altra etichetta per puri motivi di convenienza. La nostra nuova Label è più grossa di Scarlet, vanta uffici in America, Germania, Spagna e Scandinavia senza parlare di un roster di gruppi più incisivo. Speriamo che sappiano darci quella marcia in più per fare in definitivo salto di qualità.

Per quanto riguarda l’attività live, avete da poco pubblicato il DVD “The Battle Of Quebec City”. Cosa ha mosso questa scelta? Per quale motivo avete optato proprio per la data canadese?
In realtà è un passo che non avevamo preventivato neanche noi. L’idea di fare il Dvd era nell’aria da qualche anno, ma ci mancava il tempo per organizzare un prodotto degno di essere pubblicato. Poi la fortuna c’è venuta in aiuto. Prima di salire sul palco a Quebec City, la data d’esordio del tour canadese, la produzione locale ci aveva avvisato dell’intenzione di riprendere qualche pezzo per usarlo a fini promozionali. Ovviamente li abbiamo lasciati fare, ci siamo completamente dimenticati delle telecamere presenti ed abbiamo dato il massimo senza alcuna tensione. Quando abbiamo avuto modo di visionare il materiale siamo rimasti a bocca aperta. Non solo ci avevano ripreso con cinque telecamere professionali, non solo la data era andata benissimo, ma anche sotto il versante audio c’erano pochissime correzioni da fare. Quindi ci siamo messi immediatamente in contatto con la Scarlet Recordsed abbiamo chiesto se fossero interessati a finanziare il montaggio del prodotto. Nel frattempo siamo corsi agli Outer Sound di Giuseppe Orlando (Novembre), per fare in modo che la traccia audio assumesse quella corposità che è richiesta da un Dvd ufficiale. Nel giro di qualche giorno abbiamo avuto un prodotto perfetto ed una doppia soddisfazione: non abbiamo mai fatto mistero di ritenere le nostre performance live il vero asso nella manica degli Stormlord. Grazie a “The Battle Of Quebec City”, anche chi non ci ha mai visto potrà giudicare il nostro impatto una volta saliti sulle assi dello stage.
[PAGEBREAK] Considerato anche la stagione estiva alle porte, cosa avete in programma? Quali palchi incontrerete sulla vostra strada?
Per il momento siamo impegnati a dare gli ultimi ritocchi al disco, quindi inizieremo a programmare la nostra attività live, che immagino toccherà non solo la nostra penisola ma anche l’Europa. Il 28 Marzo saremo all’Alpheus di Roma per presentare in anteprima il nuovo disco, in uscita il 23 Maggio, mentre verso fine Luglio prenderemo parte ad un festival tedesco insieme a Destruction e God Dethroned. A breve dovremmo essere confermati anche per un importante festival italiano, ma adesso non posso ancora dirti nulla. Per il resto, dobbiamo ancora programmare il versante live, ma state sicuri che faremo di tutto per venire a suonare in ogni buco. Le assi del palco sono il nostro ambiente naturale.

Cosa ne pensate della situazione musicale italiana? Dal punto di vista delle band emergenti e non, credete che abbiano tutti lo spazio che si meritano, o è imperante la tendenza ad aver paura a scommettere sulle nuove leve?
Lo spazio per esprimersi e raccogliere frutti è sempre poco in Italia, ma bisogna anche fare i conti con l sfortunata posizione geografica, che ci taglia fuori dalle grandi rotte dei tour e ci divide dall’Europa, e l’ottusità delle grandi case discografiche che preferiscono continuare a spingere le solite quattro mummie piuttosto che dare una chance a qualche band veramente nuova e valida. Le realtà ci sono eccome, ritengo l’attuale scena italiana una delle più floride a livello Europeo. Band come Novembre, Lacuna Coil, Hour Of Penance, Doomraiser, Klimt 1918, tanto per fare qualche nome, hanno pubblicato dei dischi clamorosi che hanno girato per mesi nel mio stereo, per non parlare della loro bravura dal vivo. Fortunatamente, per tutte queste splendide realtà i risultati o sono arrivati o stanno arrivando, certo se fossero stati finlandesi adesso sarebbero in cima alle alternative charts di mezzo mondo (a parte i Lacuna Coil, loro ci sono già in quelle charts, e se lo meritano).

Vi ringrazio da parte di tutta la redazione di loudvision per il tempo che avete dedicato alle nostre domande e vi rinnovo i nostri più grandi in bocca al lupo per un futuro ricco di soddisfazioni e successo. Get rock!
Grazie a te per il supporto, crepi il lupo e rock on!


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