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Frutti fuori stagione

Non ti accorgi mai che una cosa è davvero superata come dopo un lungo distacco.

Funziona così anche con la musica. E l’incontro con l’heavy classic britannico degli Stormzone genera lo stesso effetto. Sono passati ben trent’anni dall’exploit della NWOBHM e “Death Dealer”, pur con una discreta capacità esecutiva, non muove entusiasmi.
Con una coverart che riprende alcune creature robotiche dei Judas Priest, un riffing e un solfeggio alla Maiden, infine un’attitudine guerriera alla Saxon, la seconda fatica degli irlandesi manca di originalità.

Impera la voce di John “Harv” Harbinson, ma non è sufficiente a togliere il senso di deja vu su tutte le composizioni.

Lo schema è quello classico: strofa/ritornello-cavalcata/assolo/coro. Ingredienti che hanno fatto, tempo addietro, la fortuna dell’isola bretone, ma che oggi giocano solo un ruolo commemorativo.
L’album inoltre soffre la monotonia.

Pro

Contro

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