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    Stornoway

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Folk is hip

Immagino che nessuno sarebbe in grando di negare che il trend folk si sia pericolosamente allargato in terra Albionica. La nota positiva è che le uscite mediamente hanno un livello alto, la nota negativa è che, come ogni periodo d’oro che si rispetti, le case discografiche buttano nel calderone un po’ chiunque senza filtri e rischiando di bruciare un movimento che era stato casuale, fresco e autentico.

Stornoway quest’anno è il nome che assoceremo alla nuova sensazione britannica targata 4AD. Provenienti da Oxford e forti di una nicchia che si è allargata così tanto da farli notare alla storica etichetta di Ivo Watts-Russell e Peter Kent, propongono un indie folk con forti momenti indie pop.

L’hype verso questo disco è a tratti incomprensibile, sicuramente il livello è buono ma questo “Beachcomber’s Windowsill”, che ha visto muovere alla critica paragoni altisonanti, è un disco ancora parzialmente acerbo che ha degli ottimi arrangiamenti e, talvolta, anche brani notevoli. Ma manca il lirismo acceso e la consapevolezza a momenti tragica di chi il folk ce l’ha veramente nel sangue e non lo nasconde dietro una coltre di arrangiamenti, non dimentichiamoci che nasce tutto da una voce e una chitarra e, al massimo, un’armonica.

Il sospetto che le etichette stiano forzando la mano è sempre più evidente.

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Contro

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