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  • Strange Silver Man: Strange Silver Man

    Autoprodotto / none

    Data di uscita: 21-11-2014

    Loudvision:
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Se il nome Strange Silver Man non vi dice molto, non dovete stupirvi: la band, di cui recensiamo il nuovissimo e omonimo album, peraltro autoprodotto (e mixato da Nicola Daino), nasce infatti a Milano solo un paio di mesi fa. Se però siete frequentatori, più o meno assidui, dell’ambiente underground meneghino, probabilmente i volti dei cinque ragazzi non vi saranno altrettanto sconosciuti. In effetti Paolo Caporali & friends sono in giro da un bel po': da una decina d’anni almeno, soltanto fino a qualche tempo fa sotto il nome di Susina’s Silver Club.

A mantenersi immutati, nel passaggio a Strange Silver Man, ci sono molti elementi: una grande passione per il rhythm’n’blues innanzitutto – ma in generale un po’ per tutte le sonorità d’Oltreoceano, di ieri e di oggi – , una certa fascinazione, sembrerebbe, per l’argento, e poi, ovviamente, una massiccia esperienza da musicisti live. Non a caso l’album – il quale, a ben vedere, non è affatto d’esordio, e si sente – sembra suonato dal vivo anch’esso, con la stessa grinta e lo stesso entusiasmo che si mettono in un concerto, senza abbellimenti da studio o effetti sonori di sorta.

A mio parere è soprattutto questo a fare di “Strange Silver Man” un gran disco. E la band capitanata da Caporali, in questo senso, è la prova del fatto che spesso e volentieri in localini e circolini, milanesi e non, sono nascoste perle che meritano di essere scovate, e che sanno far musica da ballare, ma anche da ascoltare senza che ti vadano a sangue le orecchie. Senza tante pretese, perché in fondo quello dei cinque ragazzi di Milano non è altro che semplice e sano rhythm’n’blues, ma fatto come si deve, genuinamente attuale – seppure con evidenti debiti, naturalmente, verso i maestri del passato – e arricchito da sfumature folk e country, nonché da audaci e altrettanto valide escursioni in ambienti sonori completamente diversi, come nel caso della splendida ballata finale al pianoforte, “Evelyne”.

Insomma, gran disco davvero.

Pro

Contro

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