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Due anime a confronto

“Perfect World” segna il ritorno discografico degli Strangeways, formazione scozzese che grazie alla splendida voce dello straniero Terry Brock e ad un song-writing di classe superiore ebbe modo di lasciare una traccia indelebile di se nella scena AOR con quei due capolavori che furono “Native Sons” e “Walk In The Fire”.

Diciamo subito che il risultato finale è un disco destinato a deludere chiunque si aspettasse quelle sonorità, ma che potrebbe rivelarsi una bella sorpresa per coloro che, pur in un contesto melodico, non trovino repellente un minimo di pregnanza compositiva. Potremmo quasi dire che nei solchi di “Perfect World” si fondono le due anime della band, dando vita ad un disco intenso e maturo, a tratti uggioso, e che meglio si lascia apprezzare solo a seguito di ripetuti ed attenti ascolti.

Al netto dei pochissimi brani in cui è possibile ritrovare sprazzi di cristallina maestosità AOR, tra l’altro offuscata da una produzione non adeguata al genere, l’album si lascia apprezzare in virtù di un approccio compositivo a tratti introspettivo, che pur non sacrificando totalmente gli stilemi del rock melodico conferisce ai brani maggiore complessità a scapito dell’immediatezza. Personalmente ho trovato particolarmente apprezzabili brani come “Time”, “Crackin’Up Baby” e “Can’t Let You Go”, ma la sensazione è che nel complesso “Perfect World” rischi di non accontentare nessuno.

Pro

Contro

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