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Una fantastica riconferma dai creatori di “City”

L’attesa per il successore di quel monolite nero di nome “City” era tanta, troppa. Troppi gli anni passati nella spasmodica attesa del nuovo capitolo della saga Strapping Young Lad e di quel genio (pazzo) di Devin Townsend. E l’attesa non è stata vana perché questo nuovo album (chiamato semplicemente “SYL”) è forse la forma più completa di chaos in musica. L’apertura di “Consequence” è dirompente, fragorosa e, come al solito, Gene Hoglan dietro le pelli è una furia iconoclasta, capace di sparare bordate di cassa alla velocità della luce come se nulla fosse. “Relentless” è perfetta nel fondere la maestosa voce di Devin alle sfuriate black metal dei suoi compagni che lo seguono come un oscuro macchinario impazzito e totalmente . E si continua con la violenza di “Rape Song” e l’incedere fragoroso e inarrestabile di “Aftermath” sempre condite di quella dose di elettronica mai scontata o banale. “Devour” fa fede al nome che porta, ingurgitando ogni cosa sul proprio cammino mentre “Last Minute”, dopo una partenza rallentata, sfocia in una sana mazzata new-thrash capace di stendere un elefante. “Force Fed” e “Dirt Pride” sono violente, iperveloci, schizzate e indemoniate mentre la conclusiva “Bring On The Young” termina il disco con un sinistro arpeggio che cresce man mano fino ad esplodere nel finale, con la voce di Devin sempre in gran spolvero, capace di interpretare le varie atmosfere sempre in modo convincente e particolare. Inutile dire che questo disco merita sicuramente l’acquisto, indipendentemente dal fatto che abbiate mai apprezzato la creatura Strapping Young Lad o che questa nuova fatica sia qualitativamente al di sotto o meno del suo celeberrimo predecessore. Per quanto mi riguarda, non sono in grado di esprimere giudizi su questo ultimo fattore, ossia di giudicare questo “SYL” con l’incombenza di doverlo a tutti i costi paragonare a “City”; a mio modesto avviso sono album piuttosto diversi per essere paragonati, pur conservando entrambi il tipico trademark della band. Ma quello che so per certo è che “SYL” è un album gigantesco, intelligente e spietato nella sua chirurgica perizia distruttrice. Ora il chaos ha un nuovo nome.

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