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Stratovarius: Elementi di Stratovarius

Intervista raccolta in occasione dell’uscita di “Elements Pt.1″, un album che significava pergli Stratovarius il ritorno sul mercato discografico dopo circa due anni. Un album al quale si affidava il futuro di una metal band che sebbene di grande successo, appariva circondata di tanta diffidenza e tanto scetticismo a causa dell’eccessiva ripetitività delle sue ultime release. Una formazione che di lì a qualche mese, sarebbe in effetti passata attraverso il suo periodo più buio, con riferimento sia alla visibilità della band, che ai rapporti interpersonali tra i membri stessi.
Un periodo che incominciò proprio con lo split di Timo Kotipelto – il quale, già nell’intervista che segue, già proprone quache spunto che,riletto col senno di poi, lascia intendere barlumi di quello che sarebbe poi successo poco più avanti.
Ma torniamo al momento dell’uscita di “Elements pt.1″, con Kotipelto, cantante che, tra le altre cose, proprio qualche mese prima aveva pubblicanto il suo primo solo-album. Proprio da qui era partita la nostra chiacchierata.

Sei soddisfatto dei responsi ottenuti dal tuo disco solista?
Più che soddisfatto: il fatto è che non mi aspettavo nulla in particolare. D’altra parte che cosa potevo aspettarmi – era il mio primo album solista, ho fatto tutto da solo. Volevo pubblicare qualcosa che fosse stato realizzato completamente da me, tutte le canzoni, tutti i testi… Alla fine ero molto stressato, perché il tutto ha richiesto una gran mole di lavoro, e io volevo pubblicare tutto il lavoro il più presto possibile, in modo da potermi poi concentrare immediatamente sul nuovo lavoro degli Stratovarius.
Certo ci sono stati dei commenti non proprio lusinghieri, li ho letti. Certo non è stato un best-seller, ma comunque è andata meglio di quanto mi aspettassi!

So che hai suonato al Wacken, quest’estate. Com’è andata?
Interessante. Siamo stati la seconda band del festival, quando dovevamo suonare era stato dato uno “Storm Warning”, che è un segnale che indica l’avvicinarsi di una tempesta particolarmente violenta. C’era il rischio cadessero delle parti della struttura del palco… come è successo, tra l’altro, in un festival più piccolo, in Finlandia. Prima di suonare ho dovuto aspettare una mezz’oretta, e poi è stato molto strano salire sul palco, perché ero stato avvertito di tutti i rischi che potevano esserci in una eventualità del genere. Eventualità che poi si è effettivamente verificata: il cielo tutto d’un tratto è diventato nero – talmente nero che le luci di palco riuscivano a brillare – vento, tuoni, pioggia… Fortunatamente sono riuscito ad arrivare all’ultima canzone senza eccessivi problemi.
Abbiamo avuto pure problemi tecnici: il roadie non aveva idea di come accordare il basso, e, be’, potete immaginare.

Veniamo ora a “Elements Pt.1″: perché questo titolo? Sembra un concept.
in realtà non lo è: ora c’è “Elements Pt.1″, tra un anno pubblicheremo “Elements Pt.2″, che è quasi finito, mancano solo gli assoli e le parti di voce. Timo aveva composto molto materiale, sufficiente per pubblicare un album doppio. Ma non volevamo pubblicare un doppio, perché ci sarebbe stata troppa musica – è da questo che è venuta fuori l’idea di pubblicare il materiale in due momenti diversi, non perché ci sia una storia che unisce tutti i pezzi, o cose del genere.

Pensi che il tuo progetto solista abbia potuto influenzare in qualche modo “Elements Pt.1″?
Non credo… Timo ha composto tutte le canzoni. Ho scritto anch’io qualche canzone, ma non sono state incluse nel disco (a dire la verità a questo punto la faccia di Timo si è un po’ scurita… ndr), non perché non piacessero, ma perché erano poco “Stratovarius”. Penso che torneranno buone per il mio prossimo solo-album – anche se a dire la verità non mi piace parlare di “solo” album: non suono nessuno strumento, “solo” non ha granché senso! (ride)
[PAGEBREAK] Penso si possa dire che “Elements Pt.1″ è un album nel tipico stile degli Stratovarius, sebbene non sia esattamente un ‘inutile “copia-e-incolla” dei precedenti dischi della band: qual è la tua opinione a riguardo?
Sono d’accordo, ma solo in parte, perché penso che l’album rappresenti un certo step evolutivo, per la band.
In passato, secondo me, abbiamo fatto album un po’ troppo simili, non tanto nelle canzoni, ma proprio nella struttura. Non volevamo rivoluzionare totalmente il sound della band, e questo è il motivo per il quale si possono ascoltare delle tipiche canzoni “à la Stratovarius” – in modo tale che non ci si potesse confondere con qualcun’altro. Ma abbiamo cercato di provare qualcosa di nuovo. Non a livello di “influenze”, ma proprio a livello di “elementi”, ecco, ci sono molto nuovi elementi sull’album!

Come in “Soul of a Vagabond”, per esempio…
… sì, sono d’accordo! È esattamente ciò a cui mi riferivo! Trovo soprattutto il riff iniziale un qualcosa di piuttosto inusuale per gli Strato

Magari potrebbe ricordare cose del Kotipelto solista (tipo “Vizier” N.d.r.): Tu non la pensi così, vero?
Il fatto è che non ci ho mai pensato… Tra l’altro Timo ha composto il materiale per “Elements…” molto prima che pubblicassi il mio disco. Certamente conosce bene il mio stile, perché ha mixato tre pezzi dei miei demo. Però… a una mia influenza non ci ho mai direttamente pensato. Devo chiederlo a lui! Devo riuscire a farmi dare più soldi!
È una questione interessante, sarei molto felice se lui fosse influenzato in qualche modo da me, ma credo di essere più influenzato io, dal suo songwriting. È da molto tempo che sono nella band, ed è naturale.

Non hai paura che i fan possano lamentarsi di una vostra eccessiva stasi stilistica?
Non se si riferiscono all’ultimo disco.
Se c’è gente che dirà che l’ultimo Stratovarius è identico agli ultimi 5 dischi della band, vuol dire che non hanno orecchie o che non le usano! Probabilmente sono le stesse persone che affermerebbero che George Bush è l’uomo più saggio del mondo…
L’album è differente, ma non totalmente differente. Ma sono d’accordo con chi dice che in passato abbiamo fatto dischi forse troppo simili tra loro. Comunque io mi chiedo come mai la gente non si lamenta che gli album degli AC/DC, degli Iron Maiden o dei Rolling Stones sono simili tra loro. Tutto sommato penso sia una questione di mantenere la propria identità di band: quelle band stanno facendo la propria musica, ed è giusto che la facciano! Insomma: se compro un disco degli AC/DC voglio un disco degli AC/DC, non un disco dei Limp Bizkit!
Penso che chi si lamenta di queste cose, non sia in realtà fan della band: chi è davvero un fan, ama la nostra musica perché è fatta da noi, sa cosa aspettarsi.

“Elements…” è un album a tratti molto profondo, dalle atmosfere molto drammatiche, tese, quasi “tragiche” (se si fa eccezione per qualche traccia -”Eagleheart” o “A Drop In The Ocean”, per esempio): queste caratteristiche musicali hanno un riscontro anche dal punto di vista dei testi?
Be’, in realtà io ho scritto solo metà del testo di “Eagleheart”, il resto l’ha scritto tutto Timo. perciò forse non sono la persona più adatta per discutere di questo genere di cose. Certo è che se la musica è drammatica, anche il testo dovrebbe esserlo: non si dovrebbe parlare di feste, o di birre con gli amici! E viceversa, ovviamente.

Quindi non mi riesci a dire neanche che cosa s’intenda con quell’ “imparare a volare”, di “Learning To Fly”.
Non ricordo le parole a memoria… Mi sembra riguardi l’individualità di ogni persona – spingere a puntare su quell’ individualità.
[PAGEBREAK] Ho notato che in alcune parti di Elements, canti in un modo simile a quello che fa, ad esempio, Andrè Matos: fai un uso più frequente dei sovra-acuti, proprio come Andrè: è stata una scelta precisa, o è semplicemente venuto così?
Più vai su con le note, in falsetto, più la voce diventa sottile: l’orecchio non riesce più a distinguere tutte le armoniche della nota. La voce conseguentemente diventa più stile, e inevitabilmente un po’ tutte le voci, a certe altezze, tendono ad assomigliarsi. Hai presente Kiske? Ecco, non è che ci si copi, è che non può che venire fuori in questo modo, quando si cantano certe note.
Le differenze vengono fuori sui registri bassi o medi, più che sui registri alti o altissimi

Il tuo cantato è davvero molto incisivo sui registri medi.
È molto più divertente cantare sul mid-register, credimi! Il discorso è un po’ sempre lo stesso: se canti alto, sembra quasi che stai facendo una gara d’atletica, non è che ci sia poi tanta arte, il più delle volte sembra che si voglia solo far vedere quanto si è bravi.
A me non è che piaccia molto come modo di cantare, ma piace molto a Timo. Spesso quando compone mi lamento che una nota è un po’ troppo alta. Lui mi risponde che tanto so cantarla comunque… ok, riesco a farla, ma, insomma, non è che mi esalti granché! Però a lui invece piace molto…

Molte band cercano di inserire dell’elettronica nella loro musica: ormai è praticamente diventata una moda. Voi avete mai pensato di fare anche voi cose del genere?
Non molto ma ci abbiamo pensato. Noi utilizziamo molto le tastiere, quindi il suond viene fuori comunque molto “elettronico”. Ma se intendi proprio cose tipo i Rammstein, loop, drum loop, ecc. no, quelle cose non abbiamo mai pensato di utilizzarle: vogliamo suonare senza l’aiuto di ausili elettronici per poter eseguire anche dal vivo, quello che facciamo in studio. Poi penso che ci sia gente che potrebbe portare avanti proposte del genere senz’altro meglio di noi, quindi non avrebbe molto senso da parte nostra. Timo ha però dei drum loop sul suo solo-album: almeno in una traccia.

Ti piace quell’album?
È strano, molto strano. Voleva fare qualcosa di effettivamente particolare, e alcune canzoni effettivamente mi piacciono, ma ce ne sono altre che invece… è un album forse troppo triste. In realtà sono soprattutto i temi stessi delle canzoni ad esserlo – si parla delle sue esperienze di vita passate, e molte canzoni non è che siano proprio così allegre.

Se dovessi tracciare la storia della band, citando solo tre vostri dischi, quali sceglieresti?
Escludendo dal discorso l’ultimo disco, che spero sia per noi il miglior lavoro – ma non posso ancora saperlo con esattezza, direi che i migliori siano “Visions”, poi “Episode” poi.. be’, per me è stato ovviamente molto importante “Fourth Dimension” che segnò il mio ingresso nella band. È un album leggermente diverso, ma per me è stato molto importante.

So che, oltre che con i Thunderstone, andrete in tour con i Symphony X: di chi è stata l’idea?
Nostra. Non mia, in realtà credo sia venuta a Jorg. Decidiamo noi stessi con chi andare in tour, e come organizzarlo – non abbiamo nessuna label che ci dice cosa fare. Abbiamo prenotato innanzitutto le location per noi, e poi abbiamo pensato che avere un paio di band di supporto sarebbe stata una buona cosa per noi e per il pubblico. Quindi abbiamo guardato tra le band disponibili e abbiamo visto che ce n’erano parecchie. Noi però volevamo sì delle buone band delle quali ci piacesse la musica, ma anche con le quali si potesse andare d’accordo, a livello personale.
Conosciamo sia i membri di Symphony X che di Thunderstone, sappiamo che le cose potrebbero filare lisce senza troppi problemi. Penso che siamo stati piuttosto fortunati anche begli anni passati, in questo senso. So che ci sono band che credono che ci sono loro, gli headliner, e poi in secondo piano le support band, che vanno in tour con loro. I supporter possono usare un numero minore di canali mixer, e vengono trattati davvero male: succede. Noi non vogliamo che questo accada nel nostro tour, però gli headliner siamo noi – alla fine il tour l’organizziamo noi
[PAGEBREAK] Michael Romeo, chitarrista dei Symphony X, ha suonato anche alcune parti, sul tuo disco solista, vero?
Sì, si è dimostrato davvero un grandissimo musicista! L’idea del tour comunque non è venuta da questo. Quando ho sentito il disco dei Symphony X ho pensato che potesse essere interessante. Tenendo presente che all’epoca saranno passati sei mesi dalla pubblicazione del disco per i Symphony X e circa otto per quello dei Thunderstone, la cosa è sembrata a tutti fattibile.

Un ultima domanda, una curiosità: cosa stai ascoltando, ultimamente?
I giornalisti che mi fanno domande!… (ride)
No, a parte gli scherzi: sto ascoltando alcune delle canzoni che Timo ha scritto per “Elements Pt.2″, che dovrò cantare a gennaio. Onestamente non ascolto molta musica, specialmente quando siamo in tour, o stiamo realizzando un nuovo disco: sarebbe troppo! In questo periodo sto componendo alcune canzoni che potrebbero andare a finire su un possibile mio secondo disco solista.Se ascolto un qualche disco, spesso è perché conosco qualche membro della band, per esempio sto ascoltando “Ritual” degli Shaman di Andrè Matos,: sono un’ottima band, mi piacciono molto! Un paio di mesi fa ho incontrato Russel Allen che mi ha dato il loro nuovo disco, che mi piace molto. Poi ti potrei citare i Tunnelvision, una prog-metal band. Il fatto è che non ho il tempo di seguire nessuna band: ascolto un disco, ma non riesco a stare dietro a tutte le uscite di un certo gruppo. È proprio una questione di tempo. E poi non sono un giornalista: non è il mio lavoro! (ride)

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