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Pietra miliare

Ecco a voi il Diamante Nero.
Il capolavoro che gli Stratovarius avevano fatto intuire di essere in grado di partorire prende forma magicamente. Dieci tracce per conquistarsi per sempre un posto nell’Olimpo della scena metal di fine millennio. Un concentrato di potenza, velocità, tecnica; un mix perfetto di emozioni e musica, fra ballad toccanti e possenti cavalcate power; un incessante andirivieni di mutevoli stati d’animo; un manto di note soffice e caldo, culla e destriero per l’anima dell’ascoltatore. I duetti fra Tolkki e Johansson si lasciano ammirare per tecnica e piacevolezza d’ascolto. Kotipelto tira fuori tutta la sua espressività e si destreggia alla perfezione tanto sulle alte tonalità così care alla sua ugola che su quelle più basse e graffianti, in cui mette in mostra capacità sinora mai sviscerate con tanta nitidezza. Un gruppo ormai coeso è il generatore di una materia prima priva di punti deboli. Timo Tolkki finalmente decide di spogliarsi delle vesti da primo attore, preferendo coabitare in questo ruolo con tutti gli altri componenti della band. Il complesso dell’album non assume dunque quei connotati “chitarrocentrici” che (in alcuni casi con forza, in altri più tenuemente) avevano sempre contraddistinto la produzione degli Stratovarius. Ogni singolo pezzo presente in “Visions” vive di un perfetto bilanciamento interiore, ogni sfumatura troneggia spavalda e s’incastona deliziosamente in un mosaico che rapisce quasi con sfrontata violenza.
Ispirata dalle apocalittiche predizioni contenute nelle Centurie di Nostradamus (che vanno a costituire parte delle lyrics della titletrack), questa è a tutt’oggi l’opera principe degli Stratovarius; un colpo magistrale impossibile da replicare. Epocale.

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