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Groove e belle idee, produzione da dimenticare

Ascoltare questa ultima fatica degli Strife, devo dire, mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca. È come quando ci si trova davanti a qualcosa che poteva essere realmente perfetto ma ha quel qualcosa, quell’imperfezione, che stona e che non gli permette di raggiungere quel traguardo. Gli Strife hanno confezionato un bellissimo disco, al passo con i tempi, senza rinunciare alla propria tradizione hardcore, ma ampliandola e integrandola con matrici che comunque gli appartenevano già da tempo e che forse rimanevano sopite. Il groove sprigionato dai dieci pezzi di questo “Angermeans” è terremotante anche se non mancano pezzi totalmente in-your-face nella tradizione old-school e alcuni momenti più riflessivi come ad esempio nella bella title track. Possiamo dire che, in questo nuovo tassello nella discografia degli Strife, sono stati inseriti elementi vicini a quello che adesso è considerato nu-metal, ma che io vado a collocare indietro di qualche anno, in dischi come “Roots” o “The More Things Change”. Occhio quindi agli inserti tribali, ad alcune soluzioni elettroniche addirittura a pianoforti e violini, tutti elementi che si contrappongono egregiamente e fanno da cornice alla classica violenza dei nostri. Qualche esempio? Io vi consiglierei la traccia d’apertura “Rise Again” che racchiude in sé quello che sarà l’album, ovvero un tripudio di riff quadratissimi e sferzate debordanti di doppio pedale, “Angel Wings” e “From These Graves” sparate a mille verso l’ascoltatore ma anche la sperimentazione di “Staring At The Sky” con la sua intro di batteria elettronica, davvero particolare in un contesto hardcore ma sicuramente ben riuscita. E allora, vi chiederete, cos’é quell’imperfezione di cui parlavi prima? Purtroppo la produzione del disco lascia un po’ a desiderare e non rende giustizia alla potenza e alla dinamicità del gruppo. Non è tanto a livello di scelta di suoni che questo lavoro ha delle lacune ma principalmente a livello di mixaggio che risulta molto impastato e in alcuni punti del disco rende le canzoni ovattate, come fossero dall’altra parte di un vetro. Sinceramente non so il perché di questo risultato, se vi siano stati problemi in studio o sia una scelta ben precisa. Rimane il fatto che rispetto a tutte le altre uscite Victory, una produzione del genere è decisamente sotto la media. Peccato, davvero peccato. Comunque, se ci vuole altro per farvi desistere dall’acquisto di un cd, questa nuova fatica targata Strife rimane assolutamente un disco da non perdere.

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