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    Stripsearch

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Avanguardie inutili

Musica complicata, quella degli Stripsearch, formazione statunitense composta da musicisti dal pedigree notevole (militanti, ex-membri e/o turnisti di A Perfect Circle, Vandals, Wallflowers).
“Stripsearch” parte dal jazz e dalla sua attitudine all’improvvisazione, inserisce una chitarra acida, si aggiunge una sana dose di “noise da jam session”, e infine condisce il tutto con un songwriting il cui scopo ultimo è arduo da individuare.
Magari l’essenza di tutto sarà proprio l’abbattimento delle barriere che più o meno opportunamente sono state erette a separare rock, fusion, jazz, alternative e quant’altro, ma il risultato finale non può che disorientare l’ascoltatore di turno, talmente è criptico, asettico ed ermetico. Certo si potrà dire che ognuno sarà libero di interpretare e trovare i significati che crederà più validi, ma è altrettanto probabile che pochi saranno tali eletti, mentre tutti gli altri non troveranno alcun motivo per ripetere gli ascolti e approfondire la conoscenza di questo lavoro. Opzioni, eventualità, magari solo opinioni. Tutte però possibili.
Di concreto rimane la constatazione di un lavoro nel quale s’intravedono le capacità e la voglia di fare qualcosa di nuovo della band, ma che risulta troppo sfocato e caotico, difficile da comprendere e fare proprio. Certo c’é varietà, di sicuro non ci si ritrova sempre di fronte alle solite progressioni armoniche, senza dubbio non è l’ennesimo gruppo fotocopia di una band a sua volta poco originale, gli Stripsearch non infarciscono nemmeno i loro pezzi di noiose e virtuose fughe strumentali – quello che preoccupa è che non si capisce dove la band voglia effettivamente andare a parare.
Non è tanto se piaccia o meno, questo album: è che oltre a trasmettere poco o nulla a livello emotivo, non fa capire quale sia esattamente il suo tragitto artistico. Sembra tutto molto confuso, forse d’avanguardia, ma terribilmente ostico all’ascolto, forse inutile.

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