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Stromae: musica maestro

La sera del 1° luglio all’Alcatraz di Milano Paul Van Haver, in arte Stromae (si pronuncia /stro’maj/, raga), ci ha fatto divertire col suo concerto. Tanto per cominciare, se non eravate all’Alcatraz con me, se non avete una radio e avete intrepidamente deciso di boicottare l’ultimo festival di Fazio in cui era ospite, vi spiego cosa vi siete persi. Paul, 29 anni, papillonatissima popstar belga, nel 2009 è in cima alle classifiche dei singoli di mezza Europa con “Alors On Dance”e da maggio 2013 porta in giro un disco, “Racine Carrée”, che in Francia ha già venduto più di un milione di copie e da noi ieri sera ha trascinato all’Alcatraz tanta gente quanta ce ne entrava.

Se siete degli spocchiosi conoscitori di verlan francese, questo è il momento di ridacchiare sdegnosamente mentre spiego l’origine del nome Stromae: Maestro a sillabe invertite.

Entro all’Alcatraz bello convinto intorno alle 19,30, due ore prima di Paul. Prima che monti il grido “Stro-Ma-é-Stro-Ma-é-Stro” degli spocchiosi conoscitori di verlan, la radio fa in tempo ad annunciare l’artista una mezza dozzina di volte mandando pezzi di disco bella tamarra anni ’90 (meritano di essere menzionatialmeno “Shined On Me”dei Prays Cats e “Get Get Downdi Paul Johnson). Alla fine, non so dire se persuaso dagli spocchiosi conoscitori, dallo speaker che ormai si era molto sbilanciato sul programma della serata, o dai pezzoni che suonavano in quel momento, Stromae raggiunge il palco e il pubblico se ne accorge. Gridano “E”, “o”, “u”, anche qualche “a”; tutti insieme gli “eoua” (mi è stato spiegato che si tratta di verlan per “uaeo”) mettono bene in chiaro che lo show è iniziato e d’ora in poi siamo tutti ai piedi del maestro: suoi sudditi, suoi amici, suoi soldati.

Mentre il megaschermo allestito sopra il palco ci racconta la favola del piccolo Stromae, un’animazione in bianco e nero dai disegnatori del videogioco Limbo, i musicisti prendono posizione sul palco come i cappelli a bombetta sulle loro teste.

Si comincia con “Ta Fete” (canzone adottata anche della nazionale di calcio belga per i mondiali in corso), e Stromae chiarisce subito cosa è venuto a fare a Milano: 1. indossare un papillon, 2. fare bordello. Paul nasce come percussionista, e il pezzo si presta bene ad una sfuriata contro i pads della batteria elettronica.

Peace Or Violence”è il pezzo in cui salgono in cattedra il suo fisico secco e dinoccolato, le traiettorie languide e nervose dei suoi movimenti. Omaggia Tony Manero nel finale, con una rielaborazione del passo reso celebre da John Travolta nella “Febbre Del Sabato Sera” (con le due dita “a V” di “Peace or Violence”, al posto del solo indice).

 

La prima strofa di “Te Quiero” la canta da fermo, offrendo al pubblico la sua voce più teatrale e cantautorale. Aggiusta i capelli di tanto in tanto, li alliscia senza che sia necessario. Mima il cappio al collo sul “Je l’aime a mort“. Abbandona palco e mise, quando rientra è in camicia e in confidenza col pubblico. Stromae ora ride e si diverte, arringa sulla paternità delle frites ( “Dire che le patate fritte sono francesi, equivale a dire che la scaloppina alla milanese è romana – un’assurdità”), divaga sui mondiali di calcio (a quel punto il Belgio è sullo 0-0 contro gli USA,ndr) e consolida una showmanship che il pubblico gli aveva già ampiamente riconosciuto.

Canta, suona, balla, recita, intrattiene. Basta così? Sì e no, Stromae incanta sul palco. Un carisma debordante, c’è dentro Charlot e Tati, Micheal Jackson e il molleggiato. Paul porta sul palco tutti i personaggi del disco, li lascia scorrere sul proprio corpo e li rimette in valigia. Quel che ne vien fuori è un teatro di marionette, di giocattoli allegri e scorbutici a cui lo stesso Stromae partecipa (il suo avatar entra ed esce di scena sul megaschermo, si avventura nelle falde di un universo apocalittico e surreale attraverso coltri di nebbia e marchingegni steampunk).

Riproduce lo struggente video di “Formidable”,caracollando sul palco e sfogando la sbronza e la rabbia sul pubblico come nel video fa sui passanti in attesa del tram a Louise, Bruxelles. Non c’è più traccia di frac e papillon, quel che resta dell’outfit iniziale è una camicia stracciata e sbottonata. Quel che resta di lui, invece, lo raccoglie da terra uno dei quattro musicisti alla fine del pezzo.

Alors On Danse” è, comprensibilmente, il momento più caldo della serata. Non c’è bisogno che vi dica niente della canzone, saltano tutti quanti. E’ il momento di tutti, Paul lo capisce e la tira lunghissima cambiando beat più volte e trasformando la canzone in qualunque cosa vi venga in mente, tranne forse salsa (anche per la più volte ribadita freddezza di Paul verso questo genere musicale). E’ il posto dove tutti volevamo essere e Il maestro dopo averci diretti a bacchetta, ci lascia scorrazzare un po’ in giro, arrampicarci sugli alberi, rotolare dalla collina.

Paul e la band lasciano il palco e, anche se nei più furbi va corroborandosi il sospetto (“ma dai, figurati..”) che non se ne possa andare senza eseguire “Papaoutai” (primo singolo estratto dall’album. con 160 milioni di visualizzazioni all’attivo su youtube), il pubblico esprime fermamente la sua disapprovazione con il verlan di cui sopra “eoua!” lasciando senza scampo l’artista e la sua combriccola.

Il brano è introdotto da una sequenza animata sullo schermo, in cui vediamo lo stesso Stromae trasformato in un giocattolo e confezionato come una barbie pronta per lo scaffale. La narrazione riprende sul palco, in carne ed ossa e Stromae si fa issare in piedi, inerte come plastica, dai suoi musicisti. La canzone la conoscerete di sicuro, si tratta di una riflessione sul ruolo del padre che, nota l’esperienza biografica di Paul (il padre morto durante il genocidio ruandese del 1994), è difficile credere sia solo l’ennesimo episodio di dance impegnata.

Prima di andarsene, Stromae chiede il silenzio e, accompagnato dalla band, si congeda con una versione a cappella a cinque voci di “Tous Le Memes”. Il pubblico, vuoi perchè costretto al silenzio per una paio di minuti, vuoi perchè intuisce che non ci sarà spazio per altro, alla fine del brano si libera e tributa un applauso lungo quanto i supplementari di Belgio-Usa. Al termine del concerto la selezione nazionale del Belgio ha conquistato i quarti di finale della Coppa del Mondo (Belgio batte USA 2-1 al termine dei tempi supplementari); Paul Van Haver, in arte Stromae, ha conquistato Milano.

 

Guarda la fotogallery del concerto di Stromae all’Alcatraz di Milano.

 

La scaletta:

Ta fête

Bâtard

Peace or Violence

Te quiero

Tous les mêmes

Ave cesaria

Sommeil

Quand c’est?

Moules frites

Formidable

Carmen

Humain à l’eau

Alors on danse

Papaoutai

Merci

Tous les mêmes (a cappella)

 

 

 

 

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