Home > Recensioni > St.Vincent: Strange Mercy
  • St.Vincent: Strange Mercy

    St.Vincent

    Loudvision:
    Lettori:
    Vota anche tu

Correlati

La donna che canta

Ad Annie Erin Clark si può perdonare tutto, anche l’aver duettato con Bon Iver in una (bellissima) canzone per “New Moon”. St. Vincent non è una vampira, al contrario si è nutrita di buone note che ora scorrono nel suo sangue.

Non poteva esser altrimenti per una ragazza dell’Oklahoma, cresciuta a pane, Bill Evans, Sarah Vaughn e adottata artisticamente da Sufjan (genius) Stevens. Polistrumentista, ottima cantante ispirata da Dylan Thomas, riesce anche nel suo ultimo lavoro “Strange Mercy” a creare un’opera spiazzante quanto elaborata.

Undici s-composizioni per orchestra singola dal gusto retro che solo dopo vari ascolti svelano un’eleganza inconsueta per un’artista al suo terzo lavoro.

Perle come “Cruel”, dagli echi goldfrappiani o “Cheerleader”, dalla ricercata leggerezza, collocano St. Vincent accanto a Feist e Regina Spektor, nell’albo d’oro del cantautorato. I migliori artisti in circolazione, da Andrew Bird, ai The National, collaborando con lei si sono accorti che quello di Annie Erin Clarck sia uno stato di grazia, maturo e certamente non casuale.

Pro

Contro

Scroll To Top