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  • Subsonica: L’Eclissi

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(Sub)Soniche denunce

Emanciparsi dalle favole non basta. Ce lo dicono i Subsonica dopo undici anni di onorata carriera.
Ce lo dice il loro quinto lavoro in studio. Ce lo dice un album che ha sulle spalle la forte responsabilità della denuncia, il pesante compito della riflessione. Nulla di politicizzante. Un semplice sguardo lucido su realtà più o meno vicine.
I cinque torinesi non fanno più male con un Colpo Di Pistola, Aurora non Sogna più, ma Il Centro Della Fiamma si sposta Nei Nostri Luoghi. Il Piombo è pesante, come le musiche di questo disco che un po’ tornano indietro nel tempo, un po’ ci indicano la nuova via, il nuovo livello di rombo. I sintetizzatori ben in vista, il mixaggio che porta il conosciuto marchio dei Subsonica.
Parte “L’Eclissi”, ma prima del buio c’è il “Veleno” e come in ogni cataclisma che si rispetti, il turbinio dell’aria entra nel testo. La metafora diventa presa di coscienza. Come il vento gioca con la plastica vedo la trasportata la mia dignità.
Si fa più morbido il suono con la seconda traccia, “Ali Scure”. La voce di Samuel si abbassa per chiudere gli occhi. Li riapriamo con “La Glaciazione”, singolo scelto per la presentazione dell’album accompagnato ad un video che tanto ricorda i sorrisi spaventosi di “Black Hole Sun”.
Techno quanto basta per riportare ad atmosfere 80′s. Ma “L’ultima risposta” ci fa riconoscere quel sound da concerto che ce li fa piacere, che ci fa ballare. “Il Centro Della Fiamma” suona come una profezia, “Nei Nostri Luoghi” sa di romanticismo ritmato, come una storia d’amore ad occhi aperti. In quell’amore che gli occhi dovrebbe chiuderli, perché forse non lo sai che quei giorni non ritornano più.
Uno schianto è l’immagine di “Quattrodieci”. “Piombo” è il brano dedicato a Roberto Saviano, autore di “Gomorra”. Un’esplicitazione di ciò che il lavoro di Max, Samuel, Boosta, Ninja e Vicio vuole essere. Impegno, denuncia, riflessione. Conta poco classificare un’operazione del genere. È musica. Eccessi di umanità son paura in “Alta Voracità”. “Alibi” lenta, intensa, precede “Canenero” veloce, robotica. Chiude “Stagno” e almeno per stanotte non c’è nessun dolore. Solo una piccola sorpresa.
Dodici tracce in cui c’è tanto sound proprio, quello creato in undici anni e che ha fatto del gruppo piemontese il fiore all’occhiello della musica italiana. Quel gruppo che riempie i palazzetti, ma che in fondo va bene anche a Sanremo. Che scala le classifiche, ma che non stanca. Che denuncia lasciando ballare. Che scrive pensando alla musicalità. Che leggiamo con piacere. Ascoltiamo con interesse.
In copertina una macchina ricoperta dal ghiaccio. L’eclissi è annunciata dal titolo. L’era glaciale la si attende con la speranza di un cambiamento.
Siam tutti (più o meno) fiduciosi. Intanto rimettiamo su il disco. E riascoltiamo “L’Eclissi”, che ci piace!

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