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  • Subway To Sally: Nord Nord Ost

    Subway To Sally

    Data di uscita: 05-12-2005

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Rinnovano la loro proposta gothic

Più l’ascolto, e più mi convince. L’iniziale diffidenza nei confronti di quella che credevo, erroneamente, essere troppa “carne al fuoco”, è stata in brevissimo tempo fugata. Che non si tratti d’un memorabile capolavoro, va subito detto; ma anche, che “Nord Nord Ost” è un album corposo, ricco ed equilibrato. È, in fondo, una formazione dalla lunga carriera, con vicissitudini discografiche che alternano successi mainstream a momenti di piccole crisi.
Pesante e cadenzata nell’incedere, questa proposta teutonicamente gothic rivela un’inaspettata grazia ballabile e leggera; nonostante la loro imponenza, la chitarristica sovrapposizione ed i coristici/polifonici stacchi non impantanano la texture dei brani, oltremodo orecchiabili e cantabili. La trama sonora può svilupparsi in modo arioso dopo riff monolitici, arrivando alla pura elettronica talvolta percorsa da particolari sonorità. L’utilizzo di diversi strumenti classici, quali ad esempio violino, mandolino e cornamusa, fortemente richiamano alla memoria gl’inizi folk metal della band; ora, i Subway To Sally, forti d’un’esperienza più che decennale, si rivolgono ad un pubblico più ampio, strizzando un occhio ai fanatici dei Rammstein (sfidandone la pazienza con l’utilizzo integrale, anche qui, della lingua tedesca… assolutamente d’impatto ed incisiva, ruvida, ma talora poeticissima), e l’altro ai più accaniti defenders. Con una vena più à la “Ohne Dich”, accarezzano l’ispirazione romantica tedesca, vagamente epicheggiante, con le ritmiche pesanti e geometriche dei loro connazionali più famosi. È presente una ballata d’ampio respiro, e dalle tinte cupe e poco prevedibili che lo rendono un pezzo inaspettato e di felice riuscita: “Feuerkind”, nella prima parte acustico-classica con una spiccata vena da colonna sonora, poi più metallica e drammatica. Lo spirito del lavoro è fortemente commerciale, senza scadere però mai nella prevedibile e bieca ignoranza; persino il singolo “Sieben” (il cui inizio, per qualche strana ragione, evoca ricordi da ‘cuori impavidi’), per quanto palesemente danzereccio, mantiene integra la sua dignità, presentandosi a noi in tutto il suo folklore pop(olare) ed incedere accattivante, lineare ma convinto. Se soltanto avessi prestato più attenzione durante le lezioni dello straniero idioma, tanto da potermi spiegare perché mai il sette sia il suo numero…

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