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Sud Sound System: “Liberiamoci dalle bugie con Eternal Vibes” [INTERVISTA]

I Sud Sound System sono la band di raggamuffin italiana, sono i veri fautori del raggae in terra nostrana e sono anche i promotori del Salento nel mondo. Sono reduci infatti da molti tour europei e mondiali, l’ultimo dei quali ha toccato anche la Giamaica, cantando sempre e rigorosamente in salentino. Hanno portato alla luce denunce sociali su problemi della loro terra dandone rilievo su territorio nazionale e combattono quotidianamente contro i soprusi e l’indifferenza delle istituzioni. Lo scorso 30 giugno è uscito il loro nuovo album “Eternal Vibes”, 16 brani ricchi di collaborazioni, un coarcevo di socialità e amore, a suon di pizzica, tamburelli e sound giamaicani.
Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Fabio e Fabrizio. Alla fine di cinquanta minuti di chiacchierata possiamo solo dire che se finora abbiamo pensato che con la loro musica fossero stati in grado di renderci tutti un po’ più disincantati e coscienziosi, è solo perchè ancora non avevamo intavolato un discorso da vicino con loro. I Sud Sound System sono una fonte di sapere infinito che spazia dalla musica all’ambiente, dai viaggi alla politica, dalla storia ai personaggi che hanno scritto interi capitoli.

Fabio, prima di parlare di “Eternal Vibes” ci vogliamo togliere delle curiosità su di voi. Siete salentini, molti di voi hanno vissuto a Bologna e frequentavano gli stessi centri sociali, così è nato il germe della vostra band. Chi viene dal meridione al meridione torna?

In realtà non è proprio così, noi ci conosciamo da  ragazzini, da quando abitavamo in Salento, poi siamo andati via per studiare. Alcuni di noi hanno studiato a Bologna e frequentato i centri sociali, altri a Roma e lo stesso ha frequentato i centri sociali come l’Onda Rossa posse.

Per riallacciarci alla questione del meridione, sì penso sia una prerogativa di noi “terroni”, amiamo così tanto le nostre radici e la nostra terra, che partiamo solo per tornare. Nel nostro caso, ma credo sia lo stesso per molti altri giovani, la voglia di girare, di conoscere il mondo ti porta a riscoprire con altri occhi la tua terra e ad apprezzarla e amarla ancora di più, se possibile.

L’esperienza dei centri sociali vi ha legati a degli ideali e vi vede quindi impegnati attivamente nella difesa dell’ambiente e del diritto alla salute da sempre, nel 2008 riuscite a far accendere i fari mediatici su i complessi industriali pugliesi che hanno alzato ai massimi livelli italiani l’incidenza di tumori in Puglia, in particolare l’ILVA di Taranto e la centrale elettrica di Cerano (Br). Un grido di denuncia o un’esigenza di togliere il tappo dell’ipocrisia viggente da parte delle istituzioni?

Entrambe. Noi viviamo quì, i nostri figli vivono quì. L’Ilva di Taranto è una piaga per la nostra regione, ma è una vergogna per l’intero paese. La nostra coscienza civica in questa specifica realtà la dobbiamo a un dottore locale, Giuseppe Serravezza (presidente LILT sezione di Lecce), che un giorno venne da noi a chiederci aiuto per denunciare questo fenomeno. Così abbiamo preso a cuore questa causa. Per un intero anno abbiamo fatto ricerche, incontri, ci siamo informati, abbiamo visto e consultato esperti in materia. Non ti nascondo che nemmeno noi eravamo a conoscenza di quanto dilagante fosse questo fenomeno, e di che impatto di mortalità si parlasse.

Una volta il dottor Serravezza ci ha confidato “ragazzi io non posso curare tumori e cercare di contrastare la mortalità per questa ragione se la causa dei nostri mali esce dai nostri rubinetti”. Beh, non ti nascondo che questa cosa ci ha profondamente toccati da cittadini. Nel 2017, in un Paese industrializzato come l’Italia, e con tutte le energie alternative che ci sono, si può ancora morire così?

Siete il vero e autentico esempio di raggae in Italia, di quello sano che riesce ancora a sopravvivere. Avete creato un nuovo genere, il raggamuffin, che mescola sound raggae tipiche della Giamaica (degne del Bob Marley in piena forma) a suoni della vostra terra, tamburelli, pizziche e tarante, usando sempre il dialetto salentino. Vi sentite un po’ divulgatori culturali prima che musicisti?

Come dicono in molti, siamo la continuazione della tradizione culturale musicale della nostra terra. Prima di iniziare a cantare in salentino i detti erano sempre gli stessi, poi per carità continuano a conservarsi e noi continuiamo a preservarli. Abbiamo solo arricchito le nostre ballate in termini più contemporanei, con un linguaggio più giovanile insomma. La scelta del salentino anzichè l’italiano o l’inglese per le nostre canzoni nasce per puro gusto onomatopeico. Il dialetto risulta più consono, un flow più musicale. A detta dei giamaicani facciamo raggae mediterraneo grazie alla nostra lingua.

Quasi 30 anni di carriera, numerosi successi, consacrazione come band raggae italiana, e non dimenticate mai i giovani che si apprestano a fare questo lavoro. Penso al “Salento Showcase” e la possibilità di arrivare discograficamente a livello nazionale che date ad alcuni artisti emergenti. Una via alternativa ai talent show?

Con il “Salent Show” abbiamo anticipato di almeno dieci anni i talent show. Alcuni protagonisti dello show sono entrati a far parte della nostra band. Quello che succede nel Salent Show a differenza dei talent tradizionali è che i ragazzi sono liberi di esprimersi, di creare nuovi prodotti, di assecondare la propria arte. Nei talent attuali i ragazzi sono solo delle pedine dell’editore o del discografico che gli impone cosa e come cantare, mettendo in risalto solo la loro tecnica musicale e non la  loro arte e creatività. La cosa realmente più grave di questa è che i ragazzi per senso di gratitudine nei confronti di chi gli ha regalato questa occasione di visibilità non riescono neppure a ribellarsi e questo ci porta al mercato attuale, piatto e manovrato dalle TV e dalle major.

Parliamo di “Eternal Vibes”. Esso nasce dopo la vostra esperienza in Giamaica. Quanto di quel viaggio è racchiuso in queste 16 canzoni?

Tantissimo. Le 16 tracce raccontano una storia, di sicuro non è l’album più “giamaican’ style” che abbiamo inciso. Del resto, sono venticinque anni che facciamo questo tipo di musica e solo ora abbiamo deciso di sconfinare fino in Giamaica perchè si erano creati i contatti giusti. “Eternal Vibes” è il primo brano e nasce proprio dall’esperienza vissuta nello studio di registrazione di un produttore Richie Stephens. Ci ha messo in mano una base e ci ha chiesto di scrivere un testo in salentino.

La parola che più spesso si ripete, esplicitamente o velatamente è “Bugia”. Le bugie dello stato al suo popolo e una voglia di smascherare le verità. Perchè la nostra generazione è così disillusa nei confronti delle istituzioni secondo voi, a causa di queste bugie?

“L’unica certezza sono i dubbi che abbiamo” è la frase che riassume perfettamente la nostra epoca generazionale. Il male però, o il risvolto della medaglia come dir si voglia, è che ci stanno facendo abituare ai personaggi che rubano, uccidono o, tornando al caso dell’Ilva, inquinano. Dopo la morte di Falcone e Borsellino la vera politica è finita, hanno nascosto i diari di Borsellino e messo a tacere tutta la vicenda sui loro omicidi, questo ha senz’altro contribuito a spegnere la voglia di cambiamento nei giovani. Ci hanno svenduti, hanno svenduto noi e la nostra meravigliosa terra al sistema capitalista americano e inglese.

Ad anticipare l’album è uscito il singolo “Brigante” , un video eloquente che cerca di spiegare come un ragazzo invece di emigrare al nord balla libero nella sua Lecce. Restare nella propria patria e cercare di costruirsi un futuro lì, dove le risorse sono inferiori, è la nuova rivoluzione? Chi non scappa ma resta è il nuovo Brigante?

Sì ed è quello di cui abbiamo bisogno. Molti ragazzi negli ultimi anni non vanno più via come un tempo, si investe di più nel turismo e questo spinge i giovani a restare. Bisogna essere Briganti per costringere i politici a darci ciò di cui abbiamo bisogno. Nella nostra società, a proposito di turismo per esempio, per avere una qualsiasi concessione devi passare per mille uffici, e non ci sarà nessun assessore o operatore che non avrà ricevuto la sua “mazzetta”. Bisogna essere Briganti e cercare di cambiare le cose, renderle migliori di così.

A proposito del video di Brigante, qualche anno fa il video di “Le radici ca tieni”  vince il premio  “Miglior video dell’anno” al Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza. Ci sono le stesse aspettative su Brigante?

Ma magari vincessimo un altro premio (risate: ndr). Noi però facciamo musica, ci interessa l’empasse col brano prima che col video, se già solo il brano funziona noi siamo felici. Diciamo che noi abbiamo sempre preferito adottare la politica del non aspettarci mai nulla per non restare delusi, quindi se arriveranno dei bei premi li accoglieremo molto volentieri, per ora ci interessa accontentare il nostro pubblico.

Collaborazioni illustri, notevole ma non unica quella con Enzo Avitabile con cui cantate l’amore. In un’epoca in cui si fatica ad arrivare a fine mese, in una società pagata a voucher, giovani precariati ed eterni stagisti, parlare di amore e crederci concretamente è anch’essa una denuncia sociale?

Certo, l’amore è la prima cosa. Poi, se un ragazzo vuole metter su famiglia attualmente è molto complicato. Prima, ai tempi nostri, con uno stipendio di un milione di lire ci tiravi su tre figli, adesso con duemila euro non ne mantieni nemmeno uno, e questo chiaramente sconforta i giovani e il tasso demografico è molto diminuito. Ma l’amore non deve essere intaccato da ciò.

Sarà tempo di tour questa estate?

Siamo in giro per l’Italia con dei dj set di preparazione, e adesso porteremo con noi “Eternal Vibes”. Le prime tappe sono andate bene ma il pubblico, come ad ogni nuova uscita, è disorientato dalla novità. Continueremo con il tour tutta l’estate, poi torneremo per una settimana in Giamaica per poi riprendere in autunno con dieci date in Europa.

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