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Sudare con i genitori dei Blur

All’incirca sedici anni fa usciva quel disco con in copertina la locomotiva Mallard che si dice abbia dato inizio al britpop. Nel frattempo la situazione è un po’ cambiata: per dirne una, il britpop è morto, ucciso dai suoi stessi ideatori. Certe cose invece non cambiano, e per celebrare il loro primo concerto come quartetto dopo almeno sette anni di screzi e musi lunghi, i Blur hanno scelto di suonare (e di raccogliere fondi) per un museo delle ferrovie situato nel nulla pittoresco dell’Essex.

L’idea dell’East Anglian Railway Museum non è simbolica di quanto alla band piacciano i treni, ma è celebrativa del primo effettivo concerto che vi tenne nel 1988, più o meno di fronte alla stessa quantità di persone (150) e alla stessa quantità di parenti: a dire “bentornati!” ai Blur nel 2009, oltre a un numero trascurabile di appassionati, c’erano mamme e papà dei Blur con i nipotini. È naturale che, date queste presenze, l’atmosfera che si viene a creare sia diversa da quella di centomila fan che sudano al parco, per quanto il sudore sia sempre lo stesso.

Quello a cui si assiste qui è una specie di concerto da pub suonato da ragazzi prodigio che si divertono come se avessero i vent’anni che non hanno più circa dai tempi della locomotiva Mallard. L’assenza totale di transenne e la luce che passa attraverso i vetri dello stanzone innescano un processo di ringiovanimento nella platea e nel gruppo. Eppure non si è lì per sentire il britpop, e i Blur non suonano il britpop che ci si aspetterebbe da una reunion con tutti i contratti firmati, per quanto il loro set si concentri proprio sulla produzione 1993-1995: la vera sorpresa, che dissipa i timori di una riconciliazione dovuta a noia e/o interessi commerciali, è rendersi conto che brani così radicati nella contemporaneità come erano quelli del periodo d’oro di “Parklife” e “Modern Life Is Rubbish” sortiscano l’effetto di una volta. Nulla viene riarrangiato per l’occasione, ma colpisce come tutto sia fresco e nuovo, arricchito com’è di entusiasmo e sapienza accumulata negli anni di silenzio e svecchiato dai pregiudizi che gli stessi Blur avevano nel guardare al proprio passato.

Si rischia proprio: persino la un tempo odiata “Country House” viene rispolverata dalla band, con controcoretti pop e tutto l’armamentario. Ma non ci si ferma ai singoli e ai pezzi (melodicamente parlando) più semplici. Delle incursioni in brani oscuri e intricati rendono il set apprezzabilmente discontinuo: dallo shoegaze densissimo di “Oily Water” (con grida nel megafono come ai tempi d’oro) alla barrettiana “Trimm Trabb”, all’assolo di chitarra di “This Is A Low” a un paio di pezzi di “Think Tank” (2003) per la prima volta suonati insieme al chitarrista Graham Coxon, che li dota di uno spessore inedito. E poi, la splendida “Essex Dogs”, forse la più inaccessibile di vent’anni di discografia, una continua distorsione su una linea di basso sinuosa, con un testo recitato di cupa amarezza nei confronti del provincialismo decadente della periferia inglese. Si torna poi a respirare con la malinconia speranzosa di “For Tomorrow”, manifesto dell’inglesità, e con la chiusura in grande stile di “The Universal”. Non manca “Song 2″, ma questo lo sapeva chiunque. Non manca nemmeno “Tender”, inno con una coda lunghissima e un’improvvisazione a cappella, su cui tutti estrarrebbero gli accendini se solo ricordassero di averli; se solo ricordassero che esistono, gli accendini.

I Blur si divertono e divertono: hanno questa capacità di proporre una scaletta prevedibile (con le dovute eccezioni) e di suonarla come ci si aspetterebbe, eppure di stupire per quanto le canzoni risultino nuove. È un evento, di quelli sensatamente significativi. L’attesa è stata molta ma è stata ricompensata, e presto lo sapranno anche i centomila fan sudati del parco. Come ha detto Alex James a John Harris in un’intervista recente: “Blur have never been bigger. Why? Fuck knows. Fuck knows.”

She’s So High
Girls And Boys
Tracy Jacks
There’s No Other Way
Jubilee
Badhead
Beetlebum
Trimm Trabb
Coffee & TV
Tender
Country House
Charmless Man
Colin Zeal
Oily Water
Chemical World
Sunday Sunday
Parklife
End Of A Century
To The End
This Is A Low
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Popscene
Advert
Song 2
Out Of Time
Battery In Your Leg
Essex Dogs
For Tomorrow
The Universal

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