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  • Suicidal Angels: Sanctify The Darkness

    Suicidal Angels

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Greci insospettabili

Il periodo ellenistico in Grecia ha simboleggiato un’epoca di stravolgimenti stilistici e culturarli importanti, che hanno portato il popolo greco e il loro bagaglio artistico all’acme della propria ricercatezza e complessità.

Questa metamorfosi ebbe inizio con il flusso sempre più crescente di scambi tra la Grecia e gli altri popoli e sembra proprio che anche i Suicidal Angels abbiano sposato questa tendenza multiculturale per il nuovo “Sanctify The Darkness”: riecheggiano infatti l’american thrash dei primi Slayer, l’irruenza brasiliana dei primi Sepultura e la tecnicità tedesca dei Kreator.

Come band e come artisti hanno raccolto diverse approvazioni in ambito death-thrash, giustificate dalla loro indubbia e tangibile bravura dal passare dal tupatupatupatupa più coatto al teatro delle corde che si sbizzarriscono in soli e duetti, solo come i grandi nomi della storia musicale sanno fare.

Però, come al solito, bisogna parlare in maniera chiara: se si cerca un modo per far convivere all’interno di un album sano death ‘n thrash, questo lavoro è perfetto, carico al punto giusto e gradevole all’ascolto, tanto da strappare movimenti involontari, a ritmo, della gamba e della testa; ma se si cercano innovazioni stilistiche e personalità, l’abum è sconsigliato, pur mantenendo la sua indubbia qualità medio-alta.

Questi greci ci sanno fare e per tutto l’album è inevitabile scampare alla violenza della batteria o ai ghirigori delle chitarre; ad ogni ascolto è possibile cogliere qualche sfumatura diversa e ciò rende divertente il gioco del dove l’ho già sentito.
Però restiamo dell’idea che, per passare il tempo si possano ascoltare anche gruppetti così, soprattutto all’interno del contesto live; ma che, alla ricerca di qualcosa di davvero sfizioso e trastullante, nulla è meglio degli originali.

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Contro

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