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Non è un segreto che “Suicide Squad” avrebbe dovuto essere il film del riscatto per la Warner, portando un po’ di leggerezza in quell’universo esteso della DC Comics in cui, per ora, sembra non esserci stato spazio per l’ironia.

Un film divertente, acido, pop… scritto e diretto da David Ayer? Lo stesso David Ayer di “Harsh Times”, “End of Watch” e “Fury”? Lo sceneggiatore di “Training Day”?

Come qualcuno possa aver pensato che il regista, con il suo cinema ruvido, violento, dai colori smorzati, potesse essere l’uomo giusto a cui affidare questa missione rimane per me un mistero.

Tuttavia, ammetto di essermi fatta convincere da un paio di trailer divertenti, pensando che, nel peggiore dei casi, mi sarei trovata di fronte ad due ore di onesto intrattenimento.

Purtroppo, “Suicide Squad” non intrattiene né diverte. È un collage disorganico di catchphrase non così brillanti e sequenze d’azione spesso troppo confuse, tenuto insieme da un’infinita serie di successi pop-rock che finiscono per diventare il vero fulcro della faccenda.

Sebbene Ayer abbia dichiarato il contrario, si ha la netta sensazione di trovarsi di fronte al cut sbagliato, una versione incompleta ed edulcorata del film vero e proprio.

“Sucide Squad” inizia lì dove era finito “Batman v Superman: Dawn Of Justice”, condividendo lo stesso clima di preoccupazione nei confronti delle capacità dei metaumani. Per difendersi da queste nuove minacce, l’ufficiale dei servizi segreti Amanda Waller (Viola Davis) decide di reclutare un gruppo di supercriminali tenuti in custodia presso il famigerato penitenziario di Belle Reve, il «peggio del peggio» a cui affidare missioni disperate in cambio di uno sconto di pena.

Sfortunatamente, il film comincia con l’introduzione puntuale di ognuno di questi personaggi dell’universo DC non particolarmente noti al pubblico, quasi come se ci si trovasse di fronte ad un catalogo, con il risultato di appesantire molto la narrazione. È infatti la stessa Amanda Waller a introdurli, attraverso i loro dossier governativi, espediente per mostrare una lunga serie di flashback sul loro passato, con tanto di infografica colorata in sovrimpressione e brano musicale dedicato.

Conosciamo così Deadshot (Will Smith), infallibile cecchino e padre amorevole di una ragazzina di 11 anni; Harley Quinn (Margot Robbie), ex psichiatra presso l’Arkham Asylum e amante del Joker (Jared Leto); El Diablo (Jay Hernandez), membro di una gang con il potere della pirocinesi, costituitosi dopo la perdita della propria famiglia; Capitan Boomerang (Jai Courtney), ladro di gioielli australiano; Killer Croc (Adewale Akinnuoye-Agbaje), affetto da una malattia genetica che lo ha reso un mostro; infine, l’archeologa June Moone (Cara Delevingne), posseduta dallo spirito dell’Incantatrice, antica e potente strega che Waller sostiene di poter controllare, e Rick Flag (Joel Kinnaman), soldato posto a capo della task force e innamorato della Moone. A loro si aggiungerà anche Katana (Karen Fukuhara), braccio destro di Flag, in grado di intrappolare le anime delle persone che uccide con la propria spada.

Tutto sommato, ad eccezione della pessima e a tratti ridicola interpretazione di Cara Delevingne (difficile non pensare ad una parodia del Gozer di “Ghostbuster” di fronte alla sua Incantatrice) e della poco convincente prova di Jared Leto, il cast sembra quantomeno azzeccato. È un vero peccato che non sia stato valorizzato con una sceneggiatura più generosa.

In particolare, Margot Robbie, con la notevole presenza scenica, sarebbe potuta essere un’ottima Harley Quinn, se le sue linee di dialogo non si fossero limitate a frasi del tenore di «Siamo cattivi. Siamo fatti così!», inserito probabilmente come promemoria per gli spettatori, nel caso si fossero distratti a causa di quell’invadente PG-13.

Già, perché nessuno dei membri di questa Suicide Squad sembra veramente il cattivo senza scrupoli promesso, così come nessuna ambiguità morale emerge mai nel corso di una vicenda che, inutile dirlo, funziona puramente come riempitivo tra una battuta convenzionale e un intermezzo musicale.

Nemmeno il Joker riesce ad essere lo psicopatico sadico a cui ci hanno abituato i fumetti. Non è chiaro quanto sia realmente rimasto delle scene girate e se il risultato sia stato compromesso da un pessimo lavoro in fase di montaggio, ma, nel pochissimo tempo sullo schermo, Jared Leto mette in scena il peggior Joker cinematografico visto fino ad ora, caratterizzato esclusivamente dal legame con Harley Quinn, dai tatuaggi da gangster di periferia e dalle fragorose risate casuali che probabilmente dovrebbero dimostrarci quanto sia pazzo e pericoloso.

“Sucide Squad” è un film che non riesce a trovare una direzione. Noioso, dal ritmo frammentario, scritto e montato in modo approssimativo, troppo concentrato nel tentativo di apparire scorretto ed eccessivo per riuscire effettivamente ad esserlo.

Forse, banalmente, la Warner non dovrebbe preoccuparsi di battere Marvel su un terreno di gioco simile, ma trovare l’equilibrio nella propria dimensione, scegliere autori adatti alla materia e farli lavorare più liberamente, per esplorare quella particolare complessità dell’universo DC, al di là delle battute ad effetto e delle strizzate d’occhio al pubblico.

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