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Sul farsi massacrare ed esserne felice

Basta dare un’occhiata al pubblico che si accalca all’ingresso dell’Indian’s Saloon (Bresso, Mi) per capire che questa serata del 24 aprile sarà all’insegna di suoni devastanti e brutali. Ed infatti sono i Cryptopsy a far visita al Bel Paese, dandoci così l’occasione di testare l’efficacia del nuovo singer Martin Lacroix al posto del defezionario Mike DiSalvo (si parla di “divergenze” musicali per lui). Ad accompagnarli troviamo vari gruppi più o meno underground: gli italianissimi Brainwash, i tedeschi Spawn e Profanity, e infine i divertentissimi spagnoli Haemorrage.

Purtroppo per motivi logistici ci perdiamo i primi due gruppi (e ce ne scusiamo), ma aldilà di questo ad attirare la nostra attenzione sono i Profanity, trio dedito a sonorità marcatamente tendenti a canoni Brutal Death ma che non per questo sembrano mancare di varietà . La presenza scenica si dimostra più che buona, soprattutto nella persona del cantante/chitarrista Tom che sfodera durante tutta la sua prestazione delle facce degne del miglior Jim Carrey (e sarebbe bello scoprire quanto la cosa sia voluta…). Da segnalare dal punto di vista negativo alcuni cali di tono e i suoni di chitarra abbastanza scadenti, mentre sull’altro piatto della bilancia vanno segnalate le prestazioni del batterista e del bassista (anche se mai sopra le righe). Comunque è un gruppo da tenere in considerazione, alla luce dei due dischi e vari split,e soprattutto in considerazione della volontà di uscire dai classici schemi del loro genere tramite pezzi relativamente fantasiosi e dinamici.

A seguire troviamo gli Haemorrage che si presentano sul palco vestiti da chirurghi, macellai e via dicendo (naturalmente con tanto di mascherine e emoglobina varia ed eventuale). Questi quattro pazzi si (e ci) divertono con una miscela spaccaossa di Death e grindcore al fulmicotone, senza tralasciare sprazzi più classicamente HC o quasi-Thrash. Sul palco sembrano perfettamente a proprio agio, soprattutto lo schizzatissimo e dotato cantante, e si lasciano andare a scenette divertenti (di un divertimento deviato, chiaro) che di volta in volta hanno come protagonisti caricature barcollanti di fiere innominabili (con tanto di museruola per il singer),” infermiere” con ben poco di raccomandabile e con tanto di siringa XL in mano e via di questo passo. Con testi che si occupano di dissezioni e patologie mediche varie, di chiara scuola Carcass (di cui una cover a testimonianza), riescono a far pogare buona parte del pubblico(sulle trecento persone) che si scopre entusiasta di questi amabili pazzoidi. Da seguire con attenzione.

Infine loro, i canadesi Cryptopsy, coloro i quali a ragion di logica dovrebbero essere “solo” degli onesti mestieranti brutal death, ma che, alla luce degli ultimi due album, si dimostrano molto di più. Personalmente ero molto curioso di vedere all’opera il singer Martin Lacroix e, in tutta sincerità, anche piuttosto scettico. Ma il suddetto non ha assolutamente deluso lo aspettative, dimostrando anzi di essere un frontman eccellente, con una voce acida ma sempre classicamente death a scandire il massacro in corso e con una postura da demone infernale che dal punto di vista meramente scenico gli vale il massimo dei voti. I Cryptopsy, seppur essenziali (o forse proprio per questa ragione) mettono su uno spettacolo unico per capacità offensiva, un muro di suono che ha pochi rivali al mondo. Ogni membro del gruppo si dimostra musicista a dir poco eccezionale nel maneggiare il proprio strumento e nonostante il fiorire di headbanging sul palco sembra davvero di osservare un’immagine immobile per tutta la durata del concerto, con il cervello che sembra non rendersi conto di quello che sta accadendo.

Canzoni come “Cold Hate, Warm Blood” tratta da “Whisper Supremacy” o “Back to the Worms” dall’ultimo e più recente album riescono a dimostrare come questo sia un combo da tenere in considerazione per lo sviluppo del Death Metal e del Metal tutto. Forse si esagera, ma con tutta l’umiltà e il rispetto per i fans che hanno dimostrato (bisogna infatti dire che la set-list ha percorso tutto l’arco della loro carriera) i Cryptopsy sembrano avere una lunghissima strada davanti a loro. Irriducibili.

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