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Summer’s night

Lentamente. Molto lentamente. Il concerto di Stevie Wonder al Datchforum di Milano si è consumato all’insegna dell’intensità e del giusto equilibrio tra voce e pubblico. Un equilibrio che ha incominciato a delinearsi già dal suo arrivo, a braccetto con la figlia: un fluido scivolare sul palco sotto una timida luce bianca, fino al bordo dello stage dove, dopo sorrisi e saluti, ha estratto di tasca la sua armonica e ha aperto il sipario al suo show. Due ore e mezza di nuove glorie e vecchi e intramontabili cavalli di battaglia per un pubblico che ha decretato il sold out e che contava, tra le primissime file, una schiera di nomi da capogiro.

Sotto le luci “blueseggianti” di un scenario american style, Stevie ha preso posto alle tastiere e ha dato il meglio di sé: oltre alle impeccabili “Isn’t She Lovely”, “Superstition”, “I Just Called To Say I Love You”, “You Are The Sunshine Of My Life”, si è divertito improvvisando virtuosismi vocali col talk box e intonando alcuni famosi brani italiani. Chissà perché “Volare” è sempre il più gettonato. Chiese agli astanti se c’era qualcuno che sapesse cantare e un fiume di fans furono ai suoi piedi. Se solo avesse potuto vedere. Due salirono sul palco ed eseguirono un pezzo insieme a lui. Stevie domandò la loro provenienza ed essi, dopo aver risposto, gli fecero la stessa domanda: “I’m from the world”, rispose lui con una naturalezza in grado di buttar giù ogni inutile confine.

Non una nota fuori posto. I convulsi cambi di tonalità erano vestiti di ineccepibile disinvoltura. Ad un tratto tutto si fermò. Una base di note soffici si dileguò nell’aria, narcotizzando di oblio il pubblico, e Mr Wonder incominciò a raccontarsi. Parlò di sua figlia e poi di sua madre. Il Forum stava trattenendo il fiato. E forse anche qualche lacrima. Poi un boato e uno scoppio di battimani. Nessuno saprà mai com’erano i suoi occhi dietro le spesse lenti scure. Poi il giro di boa: l’America, le guerre, le elezioni. Un sì per Barak Obama e un “War is good for absolutely nothing..” a seguire senza pietà. Una delle coriste si avvicina, ad un tratto, per asciugargli la fronte dal sudore. Fa per tornare al suo posto, ma lui la trattiene e la abbraccia.

Musica o comunicazione? Successi o sentimenti? Nostalgia del proprio passato o ansia di un futuro per tutti migliore? Come tirare un dado. Ma la faccia, per Stevie, è una sola, a quanto pare: la pace.

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