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Sunny Live Up

È uno show semplice quello che Paolo Nutini sta portando in giro per l’Europa da un paio di mesi a questa parte. E come tutte le cose semplici, è anche efficace. La scusa del tour è la promozione di “Sunny Side Up”, secondo disco dell’artista scozzese dal sapor di (quasi) consacrazione. Il motivo vero è che Paolo Nutini si diverte come un matto a stare sopra un palco.

Sulle note di “Can’t Take My Eyes Off You” fa il suo ingresso la band, accolta da uno scroscio di applausi sempre più intensi che culminano (ovviamente) in un’esplosione quando il giovane cantante scozzese fa il suo di ingresso e parte con “10/10″, l’opener del citato “Sunny Side Up”. Il palazzetto dimostra da subito di saper farsi sentire e partecipa allo show in maniera quasi simbiotica.

Lo spettacolo, che punta sull’intimità, rivela fin da subito l’ambizione di creare un legame intenso con gli spettatori – come se li volesse raggiungere uno ad uno, e con le chitarre di “Chamber Music” ci riesce alla grande. Rivela un Nutini che, tra un urlo simil-soul e una melodia piuttosto blues, sempre e comunque appeso al suo microfono, cerca di dare a tutti del tu attraverso successi vecchi e nuovi. C’è lui con la sua voce rauca che, quando non ce la fa più, urla. Ma che va bene così. Che quando ci riesce, il colpo lo assesta dritto nello stomaco. E quando non ci riesce prende una stecca di quelle con i controcoglioni. Mostrandosi ancora poco padrone di tutta la sua precoce maturità.

Vengono poi definitivamente palesate le radici di un artista che è possibile definire mainstream unicamente grazie al pugno di singoli entrati in classifica, ma che avrebbe fatto la sua sporca figura anche ai tempi in cui Les Paul provava la sua nuova chitarra, Jim Marshall metteva a punto il suo JTM45 e le distorsioni erano ancora soltanto delle valvole termoioniche che gridavano pietà.

Sì, insomma, quello di Paolo Nutini è uno spettacolo intimo, empatico e vintage quel tanto (ma proprio tanto) che basta per non essere mai fuori moda, e, soprattutto, che sa divertire. C’è chi pensa di essere al carnevale di Rio, chi in Giamaica, chi al Cocoricò di Rimini, chi semplicemente ad un concerto di uno dei più interessanti artisti degli ultimi tempi. Tutti trovano comunque di che nutrirsi nelle note di questo ragazzo, che forse, a guardarlo in faccia e basta, non gli si darebbero due lire. E che invece sul palco ha chiarito tanti dubbi sul suo reale valore artistico. Stringendo nuove, impegnative, promesse sull’avvenire.

C’è da scommetterci.

“10/10″
“Alloway Grove”
“High Hopes”
“Loving You”
“Such a Night”
“Growing Up”
“Candy”
“Chamber Music”
“These Streets”
“Worried Man”
“Funky Cigarettes”
“Coming Up Easy”
“Pencil Full of Lead”
“(Hi di hi)”
“Down in Mexico”
“Sleepwalking”
“New Shoes”
“No Other Way”
“Jenny Don’t Be Hasty”

“Tricks Of The Trade”
“Time To Pretend”
“Last Request”

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