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“Superbattito”, la parte più profonda di Gazzelle [INTERVISTA]

Esce oggi, 3 marzo, “Superbattito”, l’album di esordio di Gazzelle, per Maciste Dischi. Flavio, il suo vero nome, è un cantautore romano; non si sa molto altro di lui. Cela persino il suo volto dietro immagini sfocate, eppure in questo lavoro rivela se stesso, la sua parte più intima; Gazzelle è uno che lascia parlare la musica.“Superbattito” racconta l’amore, nella sua accezione più profonda, ma non solo: protagoniste indiscusse sono le emozioni, in tutte le loro sfaccettature. In questa intervista ci ha parlato proprio di questo album e anche della strada che ha percorso e che lo ha condotto fin qui.

 Il 3 marzo esce il tuo album, “Superbattito”. “E’ un disco che un po’ mi mette a nudo e che un po’ mi copre”, hai affermato. Quindi qual è la parte di te che volevi mostrare in questo lavoro?

È un disco in cui ho messo tutto me stesso. È il primo disco, l’esordio, è come se mi spogliassi di tutto, però allo stesso tempo mi copre, nel senso che mi mette al sicuro. È comunque un disco intimo.

In un brano,“Quella te”, dici “Di me volevi solo te”. Quindi questo è un modo per dire che in amore ci si può riconoscere nell’altro e si può ritrovare una parte di sè?

Sì. In quella frase c’è rabbia. “Quella te che rideva”: è come se in quella storia ci fossimo sfruttati a vicenda, in senso negativo.

 Facendo un passo indietro. Come ti sei avvicinato alla musica e, in particolare, a questo genere, da te definito sexy pop? E perché Gazzelle?

Da piccolo avevo un sacco di strumenti a casa. Mi sono avvicinato subito alla tastiera, poi alla chitarra. Ho sempre avuto voglia di scrivere, è stata sempre più una necessità. Questo genere in particolare credo sia stata l’evoluzione naturale della mia musica. Sono partito in acustico, ero da solo, poi mettendo su una band mi sono avvicinato a sonorità elettroniche; è la musica che ascolto, mi piace questo tipo di sound. Gazzelle perché mi piaceva molto come suonava, poi per le scarpe dell’Adidas. Per diversi motivi. Volevo scegliere un nome d’arte, avevo diverse parole in ballo e alla fine Gazzelle ha vinto.

 E le tue influenze musicali? Ci sono artisti che hanno segnato la tua vita?

 Sì. Uno su tutti Rino Gaetano. Quando l’ho scoperto, avevo sui 15 – 16 anni, è cambiato tutto per me a livello di scrittura, di concezione della musica. Poi per quanto riguarda la musica italiana gli artisti che hanno cambiato un po’ tutto per me sono stati Vasco Rossi, Cremonini, Battiato, i mostri sacri.

 Tornando all’album. “Balena” sembra parli di noia, di rimorsi. Però non è un brano negativo, c’è anche speranza?

Sì, esatto. È una canzone d’amore, evocativa. È una fantasia, sono immagini d’amore, più che una canzone che parla d’amore. Ci sono io, una figura di noia totale e malinconia. Ma poi c’è speranza.

 “Demodè” a primo impatto sembra parli di crescita, di maturazione, di cambiamenti. Ma in realtà il messaggio nascosto è un invito a restare sempre se stessi e non cercare vie di fuga, da se stessi, dai problemi?

Sì, è una buona analisi.

 Il tuo album lo possiamo definire più romantico, nostalgico, oppure riflessivo?

Sexy.

 E soprattutto quanto è autobiografico?

All’80 – 90%.

 In una canzone nomini i talent. Cosa ne pensi? Avresti partecipato?

No, non mi piacciono.

Per quanto riguarda i tuoi progetti futuri, cosa puoi dirci?

Adesso mi godo il disco. Oggi al Monk a Roma inizierà il tour, poi andrò in giro in tutta l’Italia.

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