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Supermassive Muse Show

Tre torri al centro del palco rivestite di maxischermi, suoni cupi e ipnotizzanti, luci multicolore e laser che si riflettono sul pavimento a specchio. Buio, urla di gioia e poi… Muse, a Torino per la loro seconda data italiana del “The Resistance Tour” che ha registrato ancora un sold out. L’impatto visivo è mozzafiato e la sensazione è quella di essere capitati nel posto giusto al momento giusto. È praticamente impossibile non ritrovarsi con lo sguardo incollato alla chitarra spaziale di Mattew Bellamy e ai suoi luccichii.

Forma smagliante per la band britannica che trasmette da subito voglia di divertirsi e di fare spettacolo in grande stile. Il concerto inizia con “Uprising”, il primo singolo tratto dell’ultimo album “The Resistance” con i tre musicisti che suonano a quasi 10 mt d’altezza: un’ immagine che resterà a lungo negli occhi di chi era lì sotto a saltare. Il resto del concerto è un calibrato alternarsi di brani del nuovo album e singoli dei precedenti album, in un efficace mix che sa mantenere sempre alta l’attenzione dei fan, ad ogni pezzo più entusiasti.

Complice dello show un palco di eccezionale versatilità che si muove, solleva i musicisti, cambia l’aspetto della scena ad ogni canzone, folgorando con luci e movimenti anche gli occhi dei più avvezzi a concerti di alto livello.

I Muse visti dal vivo confermano di essere una band matura, sicura sul palco e ben preparata, con una spiccata personalità. Non manca una discreta dose dell’ironia che ormai li contraddistingue e che li porta a creare alcuni siparietti spiritosi nei quali diventa un gioco per Matt Bellamy “improvvisare” finali o motivetti quasi sciocchi, seguito a ruota dai colleghi.

Molto caratteristico il momento di assolo della sezione ritmica in cui sono ora Chris Wolstenholme e Dominic Howard il vero centro della scena, entrambi su una torre in movimento. Musicalmente il sapore è piuttosto semplicistico e ricorda quasi un’improvvisazione da sala prove, ma l’effetto è assicurato per chi non aspetta altro che un sano momento di puro groove.

L’unica nota dissonante, e che ai più attenti non sarà sfuggita, è la presenza discutibile di un organista vestito di scuro che quasi come un intruso appare e scompare nell’ombra sul palco. Nel contesto generale molto buoni i suoni, ottima l’equalizzazione e sempre adatta al contesto, sicuramente grazie ad un comparto tecnico di indubbia qualità.

È evidente che i Muse hanno un obiettivo chiaro. Rimanere nella storia. E con spettacoli di questo calibro potrebbero davvero diventare l’icona della musica inglese, cosa che già per molti loro rappresentano.

Uprising
Resistance
New Born
Map Of The Problematique
Supermassive Black Hole
MK Ultra
Interlude
Hysteria
Butterflies & Hurricanes
Nishe
United States Of Eurasia
Sunburn
Guiding Light
Helsinki Jam
Undisclosed Desires
Starlight
Plug In Baby
Time Is Running Out
Unnatural Selection

Rentrée:
Exogenesis: Symphony, Part 1: Overture
Stockholm Syndrome
Knights of Cydonia

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