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    Surturs Lohe

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Nuova proposta dal pagan metal tedesco

Ancora una volta, la Christhunt Prod., pescando nell’immenso magma dell’underground germanico, tira fuori un gruppo niente male. Ma questi Surturs Lohe, che alle spalle hanno già un demo (“Urda”), uno split-EP con i compagni di etichetta Nachtfalke (“Brennende Stürme”) e un full-length d’esordio (“Wo Einst Elfen Tanzten”), tornano con un nuovo lavoro che ne riconferma le buone qualità espresse in precedenza. Cinque le tracce di “Wor Walvaters Thron”, precedute da un intro e seguite da un outro (entrambi strumentali – l’outro è stupendo e struggente), tutte quante ben studiate miscelando influenze che vanno senza paraocchi dal folk, al black metal di richiamo “raw”, fino al pagan più puro. I suoni penalizzano lievemente la resa dei brani che, in questo modo, perdono di impatto, e l’unico aggettivo che viene in mente per descrivere la produzione dell’album è “secca”, nel senso che manca di groove nei momenti “metal”, mentre esalta alla grande gli episodi folk e le parti strumentali. Il cantato spazia dallo scream all’epico-baritonale, insomma il timbro tipico del viking metal di un certo stampo che, oltre a riecheggiare nella musica, è palese anche nella copertina del cd. Tra i brani più riusciti “Nebelthronend Wälder” (stupendo il riff melodico sul quale è giostrato l’incedere del pezzo), “Vor Walvaters Thron”, forse l’episodio più pagan/folk dell’intero disco giocato su violini, flauti e chitarre, e “Mulspersturm”, canzone aperta da una chitarra acustica e portata avanti in tipico stile viking, in alternanza a break più prettamente black ed epic. Chiunque sia in cerca di un dignitoso surrogato di Otyg, Bathory e Graveland, potrebbe aver trovato pane per i propri denti.

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