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Russi a Milano!

Può accadere a Milano di entrar in un locale a vedere un concerto e trovarsi di fronte sul palco “i Russi”. Quarant’anni fa qualcuno avrebbe trasalito all’idea, oggi invece le Svetlanas si divertono a giocare alle spie sovietiche, ibernate nel lontano ’77 in Unione Sovietica per mantener segreta una qualche missione e giunte fino a noi dopo varie vicissitudini a recapitar la loro formula musicale, tenuta al riparo nel ghiaccio dalle varie ibridazioni che hanno contrassegnato la musica degli ultimi decenni.

L’idea di base dei sei minuti dell’EP “KGB Session” è quella di riportarci indietro proprio al periodo dell’ibernazione, all’era del vero punk ’77, diretto e senza fronzoli. La pratica rivela invece che probabilmente l’ibernazione è avvenuta un po’ più tardi: i brani hanno infatti una velocità ed una cattiveria che ricordano più il ’79 o l’80, quando il punk delle origini cambiava forma e diventava hardcore, generando nuove suggestioni ed aprendo nuovi orizzonti.

Tirando le somme le canzoni sono figlie di un punk ’77 contaminato da tracce di un hardcore primigenio. Lo stile del gruppo si presenta solo a tratti e soprattutto nei pezzi più riusciti: “Russian Tiffany” e “Soviet Of Your Heart”, dove la rapidità e la direttezza si combinano nel modo migliore ad un’orecchiabilità che non significa ricerca di corrive melodie pop-punk, bensì capacità di scrivere pezzi al contempo tirati e cantabili.
Un disco che merita di esser ascoltato, se non altro per curiosità, aspettando altre uscite per una promozione senza riserve.

In un ambito ancora piuttosto attivo in Italia come quello del punk ’77 è facile accodarsi e seguire il percorso di altri gruppi in maniera piatta. Alle Svetlanas va dato merito di aver cercato in una certa maniera e fino ad un certo punto una strada “propria” ed averla portata avanti con una certa determinazione.

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