Home > Interviste > Svetlanas: La spia che cantava

Svetlanas: La spia che cantava

Incontro Olga, cantante degli Svetlanas, a Milano, negli uffici della Welldone Promotion, per intervistarla in merito alla band e al loro album di debutto omonimo, registrato in America col leggendario produttore punk Mass Giorgini. Ne esce fuori un racconto degno dei migliori romanzi di spionaggio in cui si mischiano leggende del punk, una pallavolista russa, valvole per amplificatori, equivoci internazionali e,soprattutto, tanta musica.

Come si è formato il gruppo? Vi conoscevate già, avevate magari suonato insieme?
Ci conoscevamo già tutti ma non avevamo mai suonato insieme. Per me questa è la prima esperienza in una band, mentre gli altri avevano già suonato in altri gruppi. Siamo tutti appassionati dell’immaginario sovietico e dei romanzi di spionaggio e la voglia di fare un gruppo insieme c’era. Il nome Svetlanas l’abbiamo scelto sia perché è il nome femminile più comune in Russia sia perché era il nome di valvole per amplificatori ricavate da dei bombardieri della seconda guerra mondiale!

Quali sono le vostre influenze? Avete ripreso elementi dai gruppi precedenti di alcuni di voi?

Per quanto riguarda le nostre influenze direi principalmente gruppi punk anni ’70 e ’80 come Zero Boys, Germs, The Dils, Dead Boys, Circle Jerks, ma ci sono anche gli Who e certi gruppi punk degli anni ’90. Siamo in buoni rapporti con gli Adolescents, per cui abbiamo aperto a Castel Ticino. Ci sentiamo spesso con Steve Soto, che ci aveva anche proposto un tour in California che purtroppo non potevamo fare.Tony Reflex invece ha fatto una comparsata nel video di “KGB Is Dead”.
Per quanto riguarda i gruppi precedenti ognuno ovviamente porta con sé il proprio bagaglio di esperienza, ma suonavano generi diversi e non credo si riflettano nel sound degli Svetlanas. Piuttosto nel tempo noi stessi siamo cresciuti in termini di suono e di qualità di registrazione.

Avete registrato il disco ai Sonic Iguana Studios di Lafayatte, Indiana, di proprietà di Mass Giorgini degli Squirtgun che vi ha anche prodotto l’album. Come mai avete deciso di registrarlo lì e come è nata questa collaborazione

La scorsa estate abbiamo fatto un tour di 15 date in America e quando abbiamo suonato a Indianapolis abbiamo conosciuto Mass. È nato subito un rapporto di amicizia e rispetto reciproco e lui si è offerto di produrre il nostro album, anche perché non aveva mai prodotto una band italiana. In quegli studi sono stati registrati molti album che ci piacciono, come quelli dei Teen Idols, e anche la produzione di Mass è stata importante: è stato molto presente e pur mettendoci del suo non ha storpiato niente della nostra musica.

Il gruppo e i testi ruotano intorno all’immaginario sovietico e dello spionaggio da guerra fredda: voi stessi vi proponete come ex spie russe. Come mai avete deciso di dare questo tema alla vostra musica? Può essere considerata una risposta ironica alla paranoia sui complotti e sul comunismo presente a volte in politica?

A tutti noi piacciono quei temi, leggiamo e ci informiamo molto sull’argomento e ci diverte scrivere quei testi. Mass mi ha insegnato a simulare l’accento russo, che conosce un po’ grazie a una sua amica, una pallavolista della nazionale russa. Sono loro a parlare all’inizio di “Soviet Assassin”. Ci capita ancora di parlare con persone che credono che siamo veramente un gruppo russo, compreso un ragazzo americano che stava girando un documentario sul punk in giro per il mondo: noi ovviamente abbiamo confermato tutto!
Prendiamo il tutto con ironia, siamo tutti di sinistra ma nessuno è comunista e se uno legge i testi capisce che non parliamo sul serio. Ad esempio “KBG Is Dead” è ispirata ad una battuta di Woody Allen: “Il comunismo è morto e anch’io non mi sento tanto bene”. Una volta un gruppo Oi! lituano ha sentito l’inno iniziale di “Svetlanas National Anthem” e dopo il concerto ci ha aggredito pensando fossimo stalinisti! Abbiamo anche ricevuto proposte per suonare in Russia, ma non sappiamo come la prenderebbero. Devo dire comunque che quando abbiamo fatto lo showcase dell’album qui a Milano c’erano dei ragazzi russi ed erano assolutamente tranquilli.

Che riscontro avete dal vivo? Com’è la situazione del live in America e in Italia.
Il riscontro dal vivo c’è, suoniamo i nostri pezzi, con al massimo un paio di cover, e il pubblico reagisce bene. Ci scrivono anche messaggi su myspace e comprano l’album anche online. Adesso stiamo cercando di fare almeno una data ogni weekend, suoneremo anche in varie città europee. Faremo una pausa per le nozze di Ale e la nascita di mio figlio e poi ad Agosto faremo un altro tour in America, da Chicago a New York.
In America se non ti conoscono all’inizio sono freddi, ma se gli sei piaciuto durante il concerto dopo cambiano completamente atteggiamento: magari ti comprano due magliette a testa o lasciano addirittura la mancia al gruppo!
In Italia la situazione non è delle migliori, ci sono pochi posti dove suonare e non c’è una vera e propria scena punk, quando piuttosto tante piccole realtà di supporto reciproco tra band. A noi piace particolarmente suonare nei centri sociali.

Raccontaci un episodio divertente o interessante, magari dell’esperienza americana.

Un giorno è passato dalla studio Dan Lumley degli Squirtgun e gli abbiamo chiesto se voleva suonare la batteria in una canzone. Io stavo mangiando un pezzo di carne secca e gli ho detto che se voleva potevamo pagarlo con quella. E lui ha accettato! Inoltre lui e Diste sono identici, sembrano fratelli. Abbiamo delle foto sul myspace, e quel giorno avevano pure tutti e due la maglietta dei Motörhead!

Fa sempre piacere vedere una band che mette così tanta dedizione e impegno nella propria musica ed è disposta a fare sacrifici per realizzare al meglio le proprie canzoni.
Se volete scatenarvi come se fosse ancora il 1977 al Checkpoint Charlie, la band sta tenendo vari concerti in giro per l’Italia.
Alzo il mio bicchiere di vodka e brindo a voi: za zdorov’je, Svetlanas!

Scroll To Top