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  • Switters: The Anabaptist Loop

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Sketch liberi in campo new thing

Va da sé che trattare di sifatta congiuntura musicale non è per niente semplice, ché gli stimoli sono molteplici, le riflessioni molte, le conclusioni persino troppe. In fondo, trattasi di power trio dedito ad una specie di jazz tutto sommato libero da logiche formali e pronto a lasciarsi andare a partiture quasi (o praticamente) “rock”, tentazioni mediorentaleggianti, svisate dagli schemi quasi circa post/proto punk e sintomatologie funky o disco o aggiornamenti in sede Area (senza il buon Demetrio Stratos, ovviamente). I punti di partenza sono i romanzi di Tim Robbins “Fierce Invalids Home From Hot Climates” (Bantam Books) e Wu Ming, con “Q” e “54″ (Mondadori Editore). O ancora, meglio, la collaborazione con Wu Ming 1 per il suo “New Thing”, splendido libricino incentrato sull’epopea free jazz e sulle orme di Ellroy e compagnia scura varia.
Il disco veleggia nei dintorni di un Anthony Braxton – no, non è così per niente – o di un Evan Parker – ma non scherziamo! – e trova il suo senso più compiuto nella sua mancanza di senso, o nella totale, gradevole ed estetuante, totalità di senso. Senso che è (sesto) senso, sesso, sessi, sensi, sassi. Oppure è una somma, o summa, di improvvisazioni che, poi, a ben guardare, son mica tanto tali; o un disco premeditato per fregare un certo tipo d’ascoltatore volenteroso di certi tipi di nuove volontà musicali (o letterarie) – che magari non son tali. Ma il disco(rso) regge grazie all’impasto di groove caldo, (auto)ironia e sensibilità musicale.
Morale? Dal vivo dovrebbe(ro) spaccare. O far cagare. Ma l’Art Ensemble Of Chicago ne sarebbe comunque orgoglioso.

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