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  • Sylvan: Sceneries

    Sylvan

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L’insostenibile leggerezza del Prog

Tre anni dopo “Force Of Gravity”, la prog-rock band tedesca torna con un album che è un capolavoro di intensità emotiva e di stile.

Le quindici tracce di “Sceneries” sono strutturate in cinque capitoli e collegate fra loro da tematiche comuni, quali la ricerca del senso della vita e della felicità. Difficile isolare dei brani rappresentativi in questo CD intimista ed intensamente evocativo, in cui si passa con disinvoltura da atmosfere jazzy/funky (“Chapter 1: The Fountain Of Glow”) ad intermezzi di tastiere in stile DT (“Chapter 5: Part Three”) sino ad intro di chitarre folk (“Chapter 5: Farewell To Old Friends”).

Il risultato è un lavoro fluido e variegato, dal livello uniformemente ottimo, in cui la varietà degli spunti sonori è armonizzata dalla splendida voce di Marco Glühmann.

Con la sua forza lirica, sostenuta da una bravura tecnica consolidata in più di dieci anni di carriera, “Sceneries” si candida a diventare miglior album indipendente del 2012. E questo è un dato di fatto.

Tuttavia, è inutile tentare di applicare alla musica dei Sylvan un’etichetta perché, come Anathema e Porcupine Tree, la band non è classificabile in un genere ben definito. Si tratta di ascoltare e apprezzare dell’ottima musica per quello che è, al di fuori del tempo e delle mode. Fidatevi, non ne rimarrete delusi.

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Contro

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