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  • Sylvan: X-Rayed

    Sylvan

    Data di uscita: 02-11-2004

    Loudvision:
    Lettori:

Prog emozionale: è possibile

Una delle produzioni prog-rock di spicco di quest’anno. Album di valore oggettivo. Raramente di gusto discutibile, molto spesso stupefacente nella tecnica. Questo è il miglior modo di descrivere il quarto lavoro studio dei tedeschi Sylvan.
Ascoltate la bellissima opener “So Easy”, pregevole negli arpeggi minimali e dall’ottimo timbro espressivo del cantato, che gioca con la raffinatezza delle tinte tenui e con progressive intensità; è possibile assaporare ottimi dettagli come i tocchi raffinati, quasi psichedelici, delle chitarre miste ad un’elettronica non convenzionale per il genere, per poi distendersi su una tranquilla serie di arpeggi che si rincorrono, ed infine irrigidirsi in un quasi insostenibile accumularsi di intensità drammatica: le chitarre distorte dettano riff chiusi e introversi, le linee vocali si fanno più frenetiche e sottolineate da backing vocals crescenti e il tutto si conclude in un magnifico assolo à la Pink Floyd. Perdetevi nell’armonia a più strati di “So Much More”, carica di sentimento nelle liriche, sterminata nell’atmosfera che si materializza negli arpeggi delle sei corde. “Lost” scarica con violenza espressiva, pur sempre di maniera, il peso delle sue chitarre metal con riff sincopati sorretti dalla ritmica tastieristica; grande tecnica ravvisabile in tutta la canzone, che sa rendersi varia nonostante la sua durezza, con pregevoli lavori di virtuosismo solista nella parte centrale. La malinconica “You Are” comincia accennando timidi versi nel fruscio caldo di un vinile, continua esplodendo di musicalità grazie ad una fitta trama di loop elettronici e chitarre che continuano a fare il verso a David Gilmour, con grande ispirazione e, in definitiva, con successo. “Fearless”, dopo un inizio incerto, fa sua il groove di un chorus graffiante e di un songwriting coinvolgente, sconfinante nella psichedelia tra arpeggi e suoni sparsi di note di pianoforte nella sezione centrale del brano, e con un gran finale di guitar-solo, come al solito esaltato dagli effetti del delay e del distorted sustain. Pop-rock d’autore in “Belated Gift”, mentre la sognante “Today” e la complessa “Through My Eyes” preparano alla suite di 12 minuti “Given-Used-Forgotten”. Un caos disordinato di corde pizzicate tramontano in una piano sonata riflessiva ed evocativa, turbata da particolari effetti di voci in sottofondo. Le calde note di pianoforte lasciano la prominenza ad un magnetico assolo e a un emozionante verse in cui la voce sembra estendersi all’infinito. Un improvviso animarsi degli archi sembra riportare i Sylvan al prog metal, con riff austeri, ma subito l’umore poi si stempera in una ricca sezione melodica che ammicca agli anni ’70.
I Sylvan sono l’arte del Rock classico ai massimi livelli. Un applauso al termine dell’esecuzione è d’obbligo.

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