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“Paradise Lost” era un doppio album?

Ormai dimentichi del neoclassicismo, e orientati a sostituire sempre più, alla matrice prog, quella prog-thrash di stampo statunitense, i Symphony X enfatizzano il risultato cui erano approdati con “Paradise Lost”.

Il trade mark è lo stesso dell’ultimo lavoro, tant’è che non poche volte la base strumentale appare un riciclo cui sono state adattate differenti linee vocali.

Domina l’anima oscura della band, con un lavoro di riffing di Romeo che copre sempre più il contributo di Pinnella (questa volta, nel ruolo di semplice accompagnatore di fondo).
La qualità è fuori discussione. L’originalità un po’ meno.

A volte gli album vengono ricordati per il contributo di una o due tracce, la cui personalità tende a coprire quella dell’intero lavoro. “When All Is Lost” è una traccia ingombrante: dieci minuti particolarmente intensi, che uniscono il presente e il passato della band. Il resto del lavoro a volte si macchia di inutilità o di “già sentito”. Manca peraltro il brano d’apertura dal songwriting ruffiano, come sempre in passato era avvenuto.

Dopo quattro anni di silenzio e il passaggio ad una nuova label ci aspettavamo un po’ di più.

Pro

Contro

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