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  • Symphony X: The Divine Wings Of Tragedy

    Symphony X

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Le divine ali della popolarità

L’evoluzione del carattere artistico dei Symphony X giunse ad un significativo risultato nel 1997, con la pubblicazione del terzo disco. Lo stile della band prendeva qui una forma più matura e accurata, grazie soprattutto all’esperienza immagazzinata e a meccanismi interni che entravano finalmente a regime.
Fautori di un metal con decisi agganci progressivi e significativi richiami neoclassici, i Symphony X si ponevano come un ipotetico punto di congiunzione tra Dream Theater, Malmsteen, e Queen (Michael Romeo tiene a citare tra le influenze anche i Rush, noi i Rainbow). Non furono però i primi a tentare un elegante “crossover” tra Classica, Metal e Prog (senza citare gli esperimenti degli anni ’70, progressivi per forza, solo per gli anni ’90 bisognerebbe fare riferimento almeno a “Angels Cry” degli Angra, 1993). I Symphony X non creavano dal nulla, di certo pagavano anch’essi dazio alle proprie fonti d’ispirazione, ma attraverso ottime, a volte grandi canzoni riuscirono a creare un suond personale, distinguibile e di classe che sarebbe poi stato anch’esso in grado di influenzare una buona fetta del metal a venire, e col quale riuscirono a raggiungere un’ampia fetta di pubblico – destinata, lo diciamo col col senno di poi, ad ingrandirsi ogni anno di più.
Le dimostrazioni di quanto appena detto lungo i 65 minuti e rotti di questo disco.
Protetti da una benigna ispirazione i Nostri componevano pezzi come “Of Sins And Shadows” oppure “Sea of Lies”, metal song tridimensionalmente sospese tra progressione, potenza e neoclassicismo, al tempo stesso energiche e toccanti come anche “The Eyes Of Medusa”, un’altra. Le composizioni più rappresentative prendevano però il titolo di “The Accolade” e “The Divine Wings of Tragedy”. Attraverso le loro note passava tutta quanta la materia Symphony X, che in esse trovava i migliori esempi della propria essenza. Canzoni, quelle appena citate, che meglio di altre avrebbero saputo dare un’idea di chi fossero i Symphony X del 1997: sempre credibili e perfettamente a punto sia nei momenti più soffusi, dominati dalle melodie meravigliosamente interpretate da Russel Allen e impreziositi dalle tastiere di Pinnella, sia in quelli più incazzati, nei quali il prezioso rifferama di Romeo, sostenuto dalla sezione ritmica Miller-Rullo, arrivava a richiamare Dimebag Darrel dei Pantera. In chiusura “Candlelight Fantasia”, una ballad commovente, forse la migliore del songbook dei Symphony X.

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