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  • Symphony X: Twilight In Olympus

    Symphony X

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L’affrettato successore

Album del 1998, successore del fortunato “The Divine Wings Of Tragedy”.
Benché non alla portata di tutte le band prog sinfoniche in circolazione, non si può affermare che nel complesso “Twilight In Olympus” bissi i livelli artistici raggiunti con il suo predecessore. Ciò Premesso, bisogna però aggiungere che in quest’occasione i Symphony X cercarono di evolvere e, nei limiti della prudenza, di distaccarsi dal concept sonoro del precedente disco. Non che si cambiassero le coordinate sonore, semplicemente in alcune canzoni si andava a sviluppare ulteriormente la vena più classicamente metal e neoclassica, in altre quella più romantica e progressiva, ampliando al contempo anche l’attitudine sinfonica. Esempi della bontà di questa “ricerca” possono essere rappresentati tanto da due efferate speed metal song arricchite da preziosi inserimenti malmsteeniani come “Smoke And Mirrors” e “In The Dragon’s Den”, quanto dalla più progressiva “Through the Looking Glass”, una delle migliori produzioni della band, caratterizzata da atmosfere eleganti e da melodie ricercate ma mai cervellotiche. Citazione d’obbligo anche per “Lady Of The Snow”, ballad conclusiva del disco che riesce a sfiorare gli elevatissimi standard qualitativi di una “Candlelight Fantasia”, della quale sembra ripercorrerne un po’ le orme.
I pezzi rimanenti non riescono però a ripetere gli stessi standard qualitativi, alternando idee sicuramente azzeccate ad altre non così efficaci, quasi fossero state assemblate di fretta. È questo il caso di “Church of the Machine”, ornata di gustose intuizioni vestite di arrangiamenti eleganti, arricchita dalle sempre indispensabili melodie di Russell Allen, che non riesce però a spiccare il volo come invece ci si sarebbe potuti aspettare, portando a casa un risultato finale buono o poco più. Stesso discorso anche per “The Relic” e “Orion – The Hunter”.
Piccola curiosità: questo album prende il nome da una mega-suite, di quelle che si aggirano sui venti minuti di stazza, che avrebbe dovuto essere inserita nella track-list finale. Fu però esclusa per esigenze strategiche di mercato: mentre alla label discografica serviva un album fuori al più presto, alla band serviva invece altro tempo per completare il mastodontico pezzo. La conclusione della vicenda fu logica, ma andò a discapito dell’album, perché l’impressione è che manchi qualcosa, con ogni probabilità esattamente “quel” qualcosa. Peccato.
…Che fine ha fatto la mega-suite? Sarebbe stata riutilizzata in una qualche forma, in un qualche album futuro della band.

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