Home > Recensioni > System Of A Down: Mezmerize

Rischia ma non tradisce

Di fronte a capolavori come “Toxicity” e l’autointitolato debutto, l’idea del passo falso non può che rafforzarsi a ogni giorno di lavorazione su di un nuovo disco, crogiolarsi sulla fremente attesa e sui vibranti desideri da parte di un ormai smisurato pubblico di fan, corazzarsi con le esigenti pretese dei media e pregustare lo scetticismo di fronte a ogni minimo cambiamento che sarà, flessione o evoluzione che sia.
Il passo falso, questa volta, è stato sconfitto. Non gli sono stati sufficienti una copertina aberrante e le discutibili escursioni nel metal maideniano e nel soul hip pop da sintetici lustrini di “B.Y.O.B.”, deprimente singolo di lancio; non abbastanza le pacchiane inserzioni folk di “Radio/Video” né l’adorabile ridicolo scimmiottamento electro di “Old School Hollywood”. Nulla di tutto ciò è stato in grado di provocare un passo falso, perché la musica dei System Of A Down è ancora robusta e delirante come lo è sempre stata, perché le novità di “Mezmerize” sono coraggiose, tanto discutibili in principio quanto eccitanti una volta assorbite. Sempre che lo spirito di ascolto sia lo stesso che ci ha costretti ad amare i primi travolgenti vagiti di questo rigurgito di Hollywood. Sempre che lo spirito dei riottosi della città tossica sia lo stesso che ci ha portati ad adorare le melodie psicotiche che sono venute in seguito. Sempre che quel mondo che tutto ingloba e tutto trasforma non riesca a sottrarceli. “Mezmerize”, in questo senso, non ci lascia completamente tranquilli.

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