Home > Recensioni > System Of A Down: Steal This Album!

Un caso per Robin Hood

Bisogna prepararsi a essere delusi da tutti, prima o poi. Quella che era una delle più originali band degli ultimi anni e che faceva ancora sperare nella validità della scena nu metal, forse per colpa di questioni di etichetta, ha deluso tutti quanti con un’operazione assolutamente censurabile.
Per capire di cosa si tratta occorre ricordare la storia di questo album: si narra che dopo un concerto il cantante Serij abbia lasciato ad un fan un CD-R con delle versioni demo di parecchie canzoni registrate durante le sessioni di “Toxicity”. Queste ovviamente sono presto finite su Internet e hanno fatto il giro del mondo. Sotto questa forma risultavano una simpatica chicca: alcune erano davvero valide, altre davvero troppo pazze/pacchiane, ma d’altro canto non erano che delle prove e anche la qualità sonora era a livelli bassisimi.
Invece di lasciare questo simpatico divertissement alle folle, qualcuno ha deciso che era il caso di incamerare del denaro sonante, in modo da convertire in flusso di cassa la disavventura. Ma era stata davvero così nefasta? Probabilmente lo è di più l’iniziativa di pubblicare ufficialmente le canzoni, ovviamente riviste e limate. Alcuni passaggi totalmente folli sono ora decisamente più contenuti, ma pur sempre al limite della risata; alcuni tratti sono al livello dell’immenso “Toxicity”, ma pur sempre al limite della citazione. La produzione, poi, è divenuta quella di un vero e proprio album, fatto che permette sì di godere al meglio della musica, ma che non concede nessuna scusante a una qualità non sempre eccelsa.
Aggiungiamo infine che nella confezione non è presente nessun booklet e che il prezzo non è certo ridotto, e il quadro è completo: questo disco non ha ragione di esistere, questo non è un album e non c’è niente da rubare. Anzi, qualcuno dopo l’acquisto potrebbe sentirsi indebitamente alleggerito.

Scroll To Top