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T’ammore: La tamorra incontra l’amore

Il 17 e il 18 aprile il Teatro Sistina di Roma ospiterà lo spettacolo “T’ammore”, un omaggio alla musica e danza napoletana, nato da un’idea di Luigi Caiola. Le musiche originali e gli arrangiamenti dei brani classici sono stati realizzati dai musicisti napoletani Gino Magurno e Renato Salvetti; i testi sono della cantante e autrice napoletana Annalisa Madonna; i brani musicali sono eseguiti dai musicisti napoletani anche con gli strumenti della tradizione classica; le coreografie e la regia sono di Vittorio Biagi; i costumi sono stati realizzati da Giuseppe Tramontano.

Cosa significa “T’ammore” e come nasce l’idea?
T’ammore è un neologismo che nasce dalla fusione di due parole: “tammorra” che uno strumento tradizionale della musica del sud Italia e “ammore” che è la versione napoletana dell’amore. S’intrecciano sonorità della tradizione e sonorità attuali che vanno dall’hip pop al techno, insieme alla musica tradizionale e l’amore che, naturalmente, è un tema molto ricorrente nella musica tradizionale. È una storia d’amore, d’emigrazione, di conseguenza, anche se lo spettacolo è d’intrattenimento, si cerca di porre l’accento su uno dei problemi ancora attuali di Napoli quale l’emigrazione. Così, come tanti anni fa si emigrava verso l’America, tuttora ci sono molti ragazzi che cercano fortuna lontano da Napoli, e non solo in Italia ma anche all’estero, per quei motivi dei quali siamo tutti a conoscenza.

Cosa volete raccontare e trasmettere con il vostro spettacolo?
Si spera di raccontare e trasmettere le emozioni della canzone napoletana, sia quella tradizionale che quella moderna. Attraverso questo racconto magari toccare anche questi temi chiamiamoli “sociali”, “dell’emigrazione”, del contrasto tra le due correnti di pensiero napoletane: chi sostiene che bisogna lasciare Napoli immediatamente perché qui non c’è nessuna speranza, chi invece vuole rimanere cercando di canalizzare le energie e superare questo periodo di crisi che riguarda un po’ tutto il mondo, ma noi essendo una metropoli del sud, viviamo il tutto in maniera più amplificata.

Quanto tempo avete impiegato per organizzare il tutto? Sono state fatte ricerche accurate per la scenografia, le musiche e costumi?
Il progetto è nato qualche anno fa da un’idea di Gigi Caiola che appunto ha cominciato a elaborare la storia lungo la quale si snocciolano tutte le canzoni. Persino per quanto riguarda le musiche, molte canzoni sono state modificate in funzione della storia. Tutto grazie anche all’appoggio delle coreografie del maestro Vittorio Biagi, è un coreografo di fama internazionale. Diciamo che il lavoro è di un paio d’anni, quindi più intenso, anche se l’idea è nata un po’ prima.

Lei pensa che le musiche del sud Italia siano ancora molto apprezzate e ascoltate?
Io penso di sì, anzi ne siamo convinti. Poi, è evidente che ognuno la pensa come meglio crede. C’è una tradizione che nasce dal sud, in particolare da Napoli, non tutti sanno che “la bolla”, la canzone è nata proprio a Napoli. Certamente oggi non sono gli stessi tempi di una volta e non si riesce facilmente ad arrivare al grande pubblico, perché è evidente che per farlo serve l’intervento dei media, e oggi, per quanto riguarda la musica, ormai si ragiona soltanto con i talent show. Chiaramente nei talent show non c’è spazio per questo tipo di musica. Credo però ci sia la volontà del pubblico di ascoltare musica direi più “genuina”, che ha un aggancio con le radici ma allo stesso tempo attenta a quello che succede, anche dal punto di vista del linguaggio, poiché chiaramente sono passati tanti anni. Abbiamo fatto, ad esempio, una rielaborazione di “lacreme napulitane” perché le canzoni che abbiamo realizzato sono un misto tra gli inediti. “Lacreme napulitane” l’abbiamo fatto in versione hip pop e poi c’è il ritornello che è cantato melodicamente e meravigliosamente dalla nostra cantante Annalisa Madonna. Si attinge dal passato ma si cerca di agganciarsi alla realtà di oggi.

La musica può aiutare il sud a ripartire da una situazione di stallo che va avanti ormai da troppo tempo?
Io personalmente, come mio pensiero personale, credo di sì. Io credo molto nella musica e, addirittura, nel potere della musica anche perché io l’ho vissuta personalmente. Molte canzoni mi hanno condizionato. Ascoltando quella canzone di Tizio, Caio, sono stato indotto a pensare, ragionare e ho aperto la mente su quei problemi ai quali non avrei pensato. Io sono convinto che la musica possa aiutare quantomeno a crescere. Nel caso specifico di risolvere i problemi di Napoli, certamente non è semplice, però può dare un contribuito per indurre a una riflessione e a una maggiore coscienza, perché c’è ancora poco senso civico.

Quanto lo ha formato musicalmente lavorare con Eugenio Bennato?

Con Eugenio ho avuto il piacere di lavorare, ma è stato un caso molto sporadico di tanti anni fa. Per me è stato un grosso piacere perché abbiamo avuto la fortuna di scrivere delle canzoni insieme, dei testi, arrangiamenti, ed è stata una grande soddisfazione. Al di là di quello che può essere il senso del valore professionale, chiaramente s’impara sempre da questi nomi in quanto hanno fatto la storia della musica italiana. È una cosa di cui vado molto fiero.

Cosa vi aspettate in futuro dopo questo debutto nazionale al Teatro Sistina di Roma?

Noi ci aspettiamo che piaccia al pubblico. Speriamo che questo primo debutto nazionale sia il punto di partenza per poi raggiungere altre città d’Italia. Lo spettacolo ha già in programma date in America e in Australia. A noi, ovviamente, farebbe piacere toccare più posti dell’Italia,il perché è evidente, essendo un prodotto nato in Italia. Ci aspettiamo gradimento e che arrivino le stesse emozioni che arrivano a noi. Questo è fondamentale.

Auguriamo ai “T’ammore” tanto successo e di realizzare il sogno di tramandare le radici della musica del sud in Italia e nel resto del mondo. E, visti i buoni auspici, indubbiamente riusciranno!

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