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Sopraffare veramente?

I Tack At (un tempo Technogod) si schiaffano al pubblico come quelli che escono dagli schemi imposti “dal network socialista della silicon valley” (cit.). Sono sicuri di aver imparato, al contrario degli altri; quindi perché non comunicarlo a tutti?

Ecco spiegato il quinto album del duo, dal titolo che significa – di fatto – “sommergere”, “sopraffare”. La filosofia che ci sta dietro fa riferimento alla dannazione, a quella famosa caduta necessaria a risalire l’abisso: paesaggi cupi incentrati sull’electrowave, una voce ancor più scura e un po’ di funk che incita alle danze.

Questo è scavare nei tetri meandri delle passioni umane (quale il sesso, argomento principe delle quindici tracce) per scoprire la verità.

L’idea fondante è bella perché non sono in molti a fare ciò che i Tack At fanno; un gruppo che rientra in questi “non molti” è rappresentato da She Wants Revenge, anche loro carnali e lugubri artisticamente parlando.
La differenza sostanziale è che alla coppia italiana manca la verve giusta per dare il meglio di sé.

Pro

Contro

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