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Take No Prisoners!

Sono un ragazzo fortunato perché mi hanno regalato un sogno” diceva una volta un giovane Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti.
Chiamarlo sogno è forse un esagerazione, un’avventata iperbole, i sogni son ben altre cose diciamolo, ma quello che venerdì sera Dave Mustaine e la sua allegra combriccola hanno regalato a tutti i presenti c’è andato davvero molto vicino.

Sono circa le 20:30, mezz’ora di consueto ritardo sulla tabella di marcia, quando arrivo nel gremito parcheggio dell’Atlantico Live ridendomela sotto i baffi nello scorgere un’orda di barbari metallari correre a tutta birra verso l’entrata del locale. “Ahah stolti… ma non lo sapete che questi concerti iniziano sempre con grande ritardo, non state mica alla sagra del raviolo, uhaha!”
Sto ancora sghignazzando quando scopro che i Labyrinth hanno bello che finito il loro show e che i Sadist hanno cominciato a suonare già da qualche minuto. La mia tracotanza era stata punita. Non che mi importasse particolarmente di queste band, specialmente dei primi, ma un forte segnale dalle divinità mi era stato dato, meglio abbassare la cresta, almeno per un po’.
Tra una birra e l’altra riesco anche a godermi la setlist della thrash metal band genovese che, penalizzata da suoni non proprio al top, riesce però a intrattenere il pubblico con una mezzora scarsa di metallo pesante, energico e piacevole.

L’attesa per la band principale della serata è abbastanza lunga, tanto che qualche ragazzo spazientito comincia a intonare le note di “The Four Horsemen” cercando inverosimilmente di far uscire allo scoperto il buon Dave e la sua band. Ma finalmente alle 22 le luci in sala si spengono e le note di una lugubre “Black Sabbath” fanno da intro all’ingresso sul palco del gruppo che si presenta con le prime due tracce dell’ultimo lavoro in studio, “Endgame”. Il pubblico risponde con scene di pazzia dimenandosi per cercare di arrivare il più avanti possibile. Durante i primi brani il sound della band di Los Angeles è abbastanza confuso e a fatica si distinguono i vari strumenti. La situazione viene però rapidamente risolta già con “Wake Up Dead” dove il fulvo frontman riesce a dare il meglio di sé tra assoli fulminanti e i guaiti di un tempo.

Ma eccoci arrivati al momento clou della serata, sicuramente uno degli episodi live più belli a cui io abbia mai assistito. Infatti dopo l’esecuzione di “Holy Wars… The Punishment Due”, “Hangar 18″ e “Take No Prisoners” cominciamo tutti a capire con somma gioia e incontenibile gaudio che la band ha intenzione di eseguire per intero quel capolavoro che è “Rust In Peace”, hic et nunc. Assisto a varie scene di giubilo che vengono ripagate a dovere da una prestazione maiuscola del gruppo che, senza neanche una pausa e con uno sforzo notevole sia dal punto di vista tecnico che fisico, arriva dritto sparato all’ultimo brano del loro masterpiece, “Rust In Peace… Polaris”.
Dopo qualche meritatissimo minuto di riposo, in realtà quasi una standing ovation da parte della calorosa platea romana, la band ricomincia a far tremare i muri del palazzetto, incesellando altri classici come “A Tout Le Monde” e “Symphony Of Destruction”. David Ellefson, con lo spirito di un pargoletto, fa su e giù per il palco aizzando gli animi già caldi degli astanti che non lesinano applausi allo storico bassista americano, recentemente riunitosi alla band dopo la separazione del 2002.
Ma lo spettacolo non termina qui, c’è ancora spazio per un encore con i fiocchi: “Trust” e “Peace Sells”, in una versione dilatatissima e coinvolgente, vengono poste a suggello della splendida esibizione e chiudono ufficialmente i giochi all’ Atlantico Live tra i sorrisoni a trentadue denti di tutti i presenti.

Che dire di più, abbiamo di fronte una band che ha fatto indiscutibilmente storia e che, nonostante le prescindibili ultime uscite e gli ormai numerosi inverni sulle spalle, continua ad avere un grande impatto e una sorprendente forza in sede live, per non parlare dell’impressionante perizia tecnica, coadiuvata anche dall’ingresso in formazione di un axeman del calibro di Chris Broderick, che il gruppo ancora dimostra.
Sentire poi dal vivo l’esecuzione integrale di uno dei dischi più cari alla mia adolescenza non ha davvero prezzo. Grazie Megadave, grazie Megadeth!

Dialectic Chaos
This Day We Fight!
Wake Up Dead
Holy Wars…The Punishment Due
Hangar 18
Take No Prisoners
Five Magics
Poison Was The Cure
Lucretia
Tornado Of Souls
Dawn Patrol
Rust In Peace…Polaris
Headcrusher
Sweating Bullets
A Tout Le Monde
Symphony Of Destruction

Trust
Peace Sells

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