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Take us to the hospital

Preceduti come nelle altre date dal dj set dei South Central, ecco salire sullo stage i tre inglesi e il bassista Rob Holliday, accolti da un boato di proporzioni immani.

Lo Stadium 105 straborda di gente, che sin dalle prime note di “World’s On Fire” balla ovunque, bagni compresi. Pubblico totalmente eterogeneo, come eterogenea è la musica dei Prodigy, capace di mandare in trance i migliaia presenti, tra suoni onirici e ritmi possessivi.

Si susseguono i brani senza soluzione di continuità, tra incursioni tribali, intro cariche di suspance, e le urla incitanti dei due cantanti/ballerini. Sarà alla fine dei conti più consistente la parte di Maxim per quel che riguarda l’uso della voce, ma entrambi sono dei veri animali da palco, dei fomentatori incalliti, delle guide di questo che più che un concerto è una vera esperienza comune, un rito che va condiviso. Non c’è secondo che passa in cui i nostri non stiano saltando, andando su e giù per il palco o urlando alla folla. Liam, dal canto suo, sembra veramente nato dietro ad un synth, e Rob Holliday vanta una esperienza live che gli permette di reggere il confronto con gli altri elementi della band.

L’acustica del 105 si rivela forse la nota dolente: in generale non ha mai premiato e non è nemmeno questa la volta buona, a discapito purtroppo delle canzoni più sofisticate e fini, e dei bassi non strettamente penetranti. L’attesissima “Invaders Must Die” ne è un esempio, che perde purtroppo la potenza infinita che è nel suo beat basilare e ignorante; e se l’esecuzione resta comunque eccezionale è solo perché partiva da standard al di sopra della norma.

Degne di nota “Omen”, perfetta per il live e cantata a gran unisono, “Thunder”, nella versione dubstep, e, sempre dall’ultimo album, “Run With The Wolves”, che precede “Voodoo People” in versione non remixata, senza lasciare un secondo di respiro come ben si può immaginare. “Smack My Bitch Up” continua ad essere uno dei pezzi che più mandano in escandescenza i fan, mentre “Diesel Power” e “Their Law”, che chiuderà il tutto, sono accolte con più sospresa delle altre canzoni.

Una nota di merito va alle luci, un vero muro di colori plastici e netti, alle spalle del gruppo. Invece, la critica va fatta alla scaletta, sempre uguale e prevedibile, con una selezione praticamente di soli singoli, e la brevissima durata del concerto: un’ora, niente più, niente meno, non proprio proporzionata ai 40 euro del biglietto. Quindi, sette i pezzi dall’ultimo lavoro “Invaders Must Die”, seguito da “The Fat Of The Land” e “Music For The Jilted Generation” come album più gettonati. Uno solo da “Always Outnumbered, Never Outgunned”, e da “The Prodigy Experience”.

Sommariamente, bisogna ammetterlo, sicuramente uno dei concerti che nel panorama attuale vale più la pena di vedere. Un vero rituale collettivo, un culto, una cerimonia di devozione, una danza che coinvolge ogni parte di sé, fisica e astratta, il cui fine è la catalessi.

World’s On Fire
Breathe
Omen
Poison
Thunder
Warriors Dance
Firestarter
Run With The Wolves
Voodoo People
Invaders Must Die
Diesel Power
Smack My Bitch Up
Take Me To Hospital
Out Of Space
Spitfire
Their Law

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