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Talco: Strumenti in fuga

In occasione dell’uscita del loro ultimo disco dedicato a Peppino Impastato e in attesa del decennale della band, abbiamo scambiato due parole con il batterista Nicola Marangon. Nicola ci racconta il segreto del grande successo dei Talco all’estero e cosa aspettarsi da “La Cretina Commedia”.

Ciao e benvenuti su LoudVision!
Ciao e grazie dello spazio!

Innanzi tutto una descrizione da chi ci vive dentro: chi sono i Talco?
I Talco sono un gruppo di amici, innanzitutto. Ci siamo conosciuti tra i banchi di scuola e continuiamo a suonare assieme da allora: negli anni ci sono stati vari cambi di formazione e della line-up iniziale rimaniamo io, Tomaso ed Emanuele.
Talco è il nome che ci portiamo avanti dagli inizi spensierati e un po’ goliardici e che non abbiamo mai cambiato perché ci sentiamo molto legati ai primi anni di musica, forse impareggiabili dal punto di vista del divertimento ingenuo e spontaneo.
Ora al divertimento che c’è ancora – e che anzi è cresciuto a dismisura in seguito all’uscita di “Mazel Tov” – abbiamo affiancato un’attitudine inevitabilmente più responsabile, conseguenza diretta dell’ambiente “crucco” che ci ha accolto.

Come mai secondo te avete così tanto successo anche fuori dall’Italia?

Comincio a risponderti dicendo che ci sentiamo più tedeschi che italiani. L’estero in generale offre un panorama molto più meritocratico e moralmente più valido rispetto al marasma commerciale in cui si trova l’Italia, anche dal punto di vista alternativo.
All’estero tutti partono da zero e tutti hanno la possibilità di emergere senza stupido spirito di concorrenza.

Uno dei segni del vostro successo all’estero è la canzone scritta per il “St. Pauli”, squadra della Bundesliga (tedesca, appunto). Com’è nata?
Conosciamo e ammiriamo da sempre la squadra del St. Pauli, che con il suo grandissimo seguito di sostenitori fortemente antirazzisti è forse uno dei pochi esempi di sport “pulito”.
Siamo stati ad Amburgo la prima volta quattro anni fa, grazie al lavoro di un promoter vicino alla società del St. Pauli, per suonare alla “festa di Natale” della squadra. Il pomeriggio prima del concerto siamo stati allo stadio e ci ha estasiato il pubblico numerosissimo, quasi ventimila persone per una squadra di serie B, un’affluenza che va oltre la semplice partita di calcio!
Abbiamo continuato questa collaborazione con la squadra scrivendo una canzone per il nostro disco “Mazel Tov”, e la società ha proposto di creare un singolo dedicato ai supporter, per aiutare la realizzazione di una “casa del tifoso”. Nel singolo è presente una versione di St. Pauli cantata in tedesco: dicono che assomiglia ad un russo che canta in tedesco, ma il risultato pare abbastanza convincente!
A maggio, poi, suoneremo allo stadio di Amburgo davanti a 18mila persone per i festeggiamenti dei 100 anni della squadra.

I testi sono una parte essenziale dei vostri lavori, ma non credo che ad ascoltarvi in Germania, Austria, Spagna, … siano tutti italiani! Com’è il vostro pubblico-tipo e quali sono le reazioni ai concerti fuori dall’Italia?
Sicuramente la parte musicale è la più immediata e la risposta di pubblico ai nostri concerti è sempre molto positiva: ad ogni modo, crediamo nel messaggio che la musica deve portare, e proprio per questo motivo abbiamo sempre avuto l’accortezza di inserire le traduzioni inglesi di tutti i nostri testi nei libretti dei dischi, a partire dal primo album, per permettere a tutti di sapere cosa stiamo cantando.
Il risultato è che all’estero veniamo apprezzati anche e soprattutto per il nostro impegno politico. Insomma, l’estero a conti fatti è decisamente più disponibile ad ascoltare una band e supportarla, da tutti i punti di vista… e comunque ci capita spesso di sentire durante i concerti qualcuno che ci urla qualcosa in italiano!

Fra le band con cui avete diviso il palco nella vostra carriera, ce n’è qualcuna che ricordate in modo particolarmente positivo?
I Los Fastidios sono stati il primo gruppo importante con cui abbiamo avuto la fortuna di collaborare. Enrico infatti è stato il primo a credere nel nostro progetto accettando di produrre il nostro debut album “Tutti Assolti” e abbiamo mantenuto degli ottimi rapporti con lui e la band.
Un altro gruppo italianissimo con cui abbiamo diviso molti concerti in Italia e all’estero è la Banda Bassotti; siamo cresciuti ascoltando questi gruppi (e spesso suonando le loro canzoni!) e arrivare a chiacchierarci assieme in camerino è stata una soddisfazione immensa.
Un altro gruppo che posso citare sono i Mad Caddies, con i quali abbiamo suonato e festeggiato diverse volte e probabilmente ripeteremo l’esperienza con l’uscita del nuovo disco.
[PAGEBREAK] Vale senz’altro la pena sottolineare la vostra politica sul copyright. Rilasciate gli album con licenza Creative Commons al posto che essere registrati SIAE. Perché questa scelta?
Ti posso rispondere con un esempio: due anni fa abbiamo fatto un mini tour nell’Europa dell’est, che terminava con un concerto a Novi Sad in Serbia. Lì non avevamo una distribuzione e non avevamo mai venduto dischi. Eravamo convinti che il concerto sarebbe stato un flop, magari in un bar senza nessuno a vederci… E invece abbiamo scoperto che il locale era sold out da una settimana, ci stavano aspettando per delle interviste con due televisioni locali che avrebbero fatto anche un reportage del concerto.
Tutto questo è merito di Myspace, grazie a cui un sacco di persone ci hanno conosciuto e si sono informate su di noi: in un periodo in cui l’industria discografica è in crisi mezzi come Myspace o Facebook sono fondamentali per farsi conoscere. Anche qui, come per l’estero, non si sgarra: non ci sono pubblicità false, solo se il gruppo è valido avrà un buon seguito di fan.

Guardiamo al futuro: è appena uscito il vostro nuovo album “La Cretina Commedia”, incentrato sulla figura di Peppino Impastato. Ha tutta l’aria di essere un album sperimentale. È così?
Dal punto di vista musicale posso dirti che, sempre naturalmente all’interno del genere che ci ha caratterizzati per i precedenti album, abbiamo curato gli arrangiamenti delle canzoni in modo più melodico e “naturale”: non abbiamo più infatti la tastiera che suona da fisarmonica, ma ci siamo sbizzarriti in intro, e riff con banjo, bouzouki, contrabbassi e via dicendo.
Un approccio molto più folk rispetto ai precedenti album, ma paradossalmente, forse per la mancanza della tastiera appunto, più immediato e punk.
Quanto alle liriche posso dirti che abbiamo cercato di raccontare dei punti salienti della vita e delle lotte di Peppino e la sua famiglia rapportate ai giorni nostri, cercando di parlarne il meno romanzato “possibile” attenendoci ai libri di Salvo Vitale e Giovanni Impastato, tra i testimoni più vicini alla sua vicenda umana, familiare e politica. Peppino è conosciuto grazie al meraviglioso film “I Cento Passi” che ne narra le gesta in uno stile naturalmente adattato ad esigenze di regia e di narrazione, motivo per il quale abbiamo cercato di non tenerne troppo conto. Questo senza togliere al film che ribadisco, è meraviglioso, ma per dare un tono di veridicità a un personaggio che per troppo tempo è stato poco conosciuto e che per molti versi risulta all’ “avanguardia” rispetto ai suoi tempi.

L’anno prossimo è una meta importante: i dieci anni della band. State già pensando a qualche modo particolare di festeggiarli?
Io e Tomaso, i due “vecchi” della band, ci troveremo per un’intima cena a lume di candela. Parleremo del tempo che passa, ricorderemo momenti felici e ci regaleremo anelli d’oro, diamanti e pietre preziose. Poi finirà come ogni sera: in pronto soccorso in coma etilico. E Tomaso è anche astemio!

Sinceramente pensavamo a qualcosa di meno intimo! Grazie e un’ultima curiosità: avete conquistato l’Europa e ricevuto un buon feedback da stampa e pubblico. Si può puntare ancora più in alto? Quali sono oggi i vostri obiettivi come band?
Non ci siamo mai considerati “arrivati”, per ogni passo avanti che facciamo troviamo sempre un modello da seguire per migliorarci e crescere, da tutti i punti di vista. Gli orizzonti si allargano, sicuramente c’è la volontà di conquistare, diciamo così, altri paesi: qualche giorno fa abbiamo suonato per la prima volta a Mosca e San Pietroburgo e stiamo cercando di organizzare una tournée in Sudamerica, zona difficile ma che ha sempre dimostrato grandi consensi per il nostro lavoro, soprattutto il Messico.

In bocca al lupo per le prossime date e per i vostri progetti! Grazie da parte di LoudVision!
Grazie a voi, e a presto… MAZEL TOV!

E in attesa dunque di procurarsi “La Cretina Commedia”, vale senz’altro la pena di assaggiare qualche traccia, di andarsi a (ri)ascoltare alcune delle loro opere o ad approfondire la conoscenza della band. Da dove iniziare? Come ci ha detto Nicola, dal loro Myspace, naturalmente!

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