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Tanto vale provarci comunque

Un Atlantico gremito, complice anche il prezzo del biglietto decisamente popolare, saluta il ritorno dei Ministri a Roma per un nuovo appuntamento de “Il Passato Promette Bene Tour”. Il pubblico è davvero nutrito nonostante le recenti esibizioni della band nella Capitale. Nel frattempo il trio si è cimentato in un tour de force con più di 50 concerti in poco meno di sei mesi, riuscendo a partecipare al concertone del Primo Maggio e raggiungendo i primi posti delle classifiche degli album più venduti con la loro ultima fatica in studio “Per Un Passato Migliore”.

L’aria di festa si respira sin dalle prime parole del frontman Davide Autelitano all’ingresso della band sul palco “Roma, questa è una festa e voi siete gli invitati!“, parole che vengono accolte da un vero e proprio boato dalla platea romana, che per l’intera esibizione non cesserà mai di cantare e di dimenarsi sulle note dell’ensemble milanese.

Rigorosamente vestiti con le peculiari giacche militari e accompagnati dal fedelissimo F. alla seconda chitarra nella sua ultima esibizione con la band, come ci annuncia un triste Auteliano, i Ministri danno vita a uno show granitico e senza fronzoli, che rispecchia a pieno le tendenze stilistiche dell’ultimo full length. “Il Futuro È Una Trappola” apre le danze, poi largo spazio viene dato al materiale più recente, compresi gli ottimi singoli “Comunque” e “Spingere”.

I quattro sul palco non si risparmiano, specialmente il chitarrista e mastermind Federico Dragogna, un vero e proprio ossesso della sei corde. Pochi i discorsi, forse qualche frase fatta di troppo, la band preferisce tuttavia concentrarsi sull’esecuzione dei brani, aiutando di tanto in tanto gli indomiti e disidratati astanti con bottigliette d’acqua. Non solo schitarrate e furia punk, notevole infatti è la rivisitazione acustica de “Il Bel Canto” accompagnata dallo stage diving di Davide Auteliano che non riesce proprio a stare fermo, neanche nei pezzi più pacati e intimistici.

Non poteva non chiudere la lunga setlist, quasi 2 ore di concerto, “Abituarsi Alla Fine” allungata a dismisura da un outro infinito ed epico.

Nessun bis, “Go With The Flow” dei Queens Of The Stone Age dalle casse dell’impianto ci riporta alla realtà dei nostri tristi “tempi bui”.

Guarda la nostra gallery fotografica.

Il futuro è una trappola
Le nostre condizioni
Comunque
I giorni che restano
Gli alberi
Spingere
La faccia di Briatore
La casa brucia
La petroliera
Il Sole (è importante che non ci sia)
Noi fuori
Una palude
Il bel canto
Tempi bui
Mammut
Diritto al tetto
Abituarsi alla fine
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