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  • Team: The Line From A To B

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Questione di semplicità

Una giusta nota a piè di pagina, in questo caso, andrebbe giustamente ad indicare i Team come un modo di fare punkenrolle assolutamente giustamente indicato ai tempi. Una seconda, terza, quarta e quinta nota, li marcherebbero a vita come discepoli di casa Dischord, e dei padroni di casa, i Fugazi. La quarta di copertina sarebbe luogo atto ad indicarli come primi firmatari d’un atto, di un documento che dia per s-c-o-n-t-a-t-a la presenza degli irriducibili di cui sopra nelle fondamenta stessa del rock contemporaneo; un amore da cui non si possa prescindere, della serie. Per questo poi, tra pubblico e critica, i Team riceverebbero elogi da manuale per un album che vibra in un modo tutto suo di pop, indie, noise, post-punk, rock’n’roll, rovine di Shellac, Mclusky e Biffy Clyro presi a calci in culo e persino un po’ di vecchia scuola, tipo dei Soundgarden senza paturnie pro-successo e con un cantato stortomelodico. Canzoni asciutte, album di mezz’ora, linee che t’entrano in testa, inventiva, rigore e lucidità. Disco coi controcazzi. Non beccano il prezzo pieno giusto perché possono salire ancora più in alto.

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