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  • Tempelhof: We Were Not There For The Beginning. We Won’t Be There For The End

    Tempelhof

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Questo non è un aeroporto

Due mantovani affascinati dallo scalo berlinese si cimentano in un debutto. Rigorosamente all’insegna del downtempo.

I Tempelhof non vogliono mascherarsi d’ipocrisia manierista né fingersi raffinati: la loro musica è pura casualità registrata sui solchi di un LP, una testimonianza sincera e spassionata di quello che la realtà manifesta tramite i canali sonori.
Non spaventatevi, dunque, se improvvisamente una voce calda decide di antropomorfizzare l’effluvio di tastiere e sintetizzatori elettronici o se il beat accelera e decelera a seconda dell’irrequietezza del brano.

Musica e cinema, come nelle performance live, esprimono l’inquietudine e l’abbandono di un secolo che appare ancora misterioso ai nostri occhi.

L’idea di Tempelhof è improntata ad una concezione dell’arte come happening, sulla scia di quelle correnti che avevano promosso la provocazione e la libertà d’espressione ad emblema della propria essenza, facendo del gesto l’apice dell’opera stessa.
Suoni di retrovia, delay, paesaggi e pianoforti manomessi popolano il background su cui scorrono le immagini un po’ goffe e meccaniche delle pellicole.
Non male, visto il clima di conformismo.

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Contro

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