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  • Temple Of Baal: Servants Of The Beast

    Temple Of Baal

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Nuovo colpo per la Oaken Shield-Adipocere Records

Per chi fosse rimasto nostalgicamente legato alle sonorità norvegesi delle prime fiammate black metal (Darkthrone su tutti), i Temple Of Baal rappresentano oggi una degna prosecuzione del lato più grezzo ed oscuro del “made in Norway”. Nonostante la nazionalità francese, Amduscias e soci reinterpretano quei canoni compositivi entrati ormai nella storia del metal estremo con un approccio al songwriting certamente non originale, ma pur sempre diretto e sincero senza scadere nel plagio in cui incappano molte band della nuova generazione. La produzione di “Servants Of The Beast” è volutamente sporca e poco curata, diretta e fredda come da copione, ma quella che esce dallo stereo dopo le prime tracce è attitudine vera impreziosita da passaggi old-style di richiamo ottantiano (“Backstab” – forse il migliore del lotto -, “Triumphing Blasphemy”) e da riff tipicamente “nordici” (“Towards Eternal Death”, “Years Of Hatred”) in un mix ben riuscito di compattezza ed armonia. Analizzando poi i brani più in profondità, si evince una spiccata propensione per quei tipici riff in power chords accompagnati da batteria in 2/4 che scatenano nell’ascoltatore un’immediato desiderio di headbanging ad ogni colpo di rullante. Nei Temple Of Baal coesistono quindi due anime distinte, una di stampo epico-emozionale ed una prettamente marziale (un po’ alla Khold vecchia maniera, per intenderci), che alla fine dei giochi risultano essere la vera colonna portante di “Servants Of The Beast” soprattutto in episodi come “Deathblessed (At The Hornlike Spears)”. I tre francesi non propongono nulla di nuovo o sconvolgente, ma svolgono il proprio lavoro con capacità e dedizione e sono infine l’ennesimo “colpo riuscito” della sempre più affidabile Oaken Shield-Adipocere. Per farla breve, i blackster troveranno nei Temple Of Baal un acquisto soddisfacente che sarà ampiamente ripagato dalla sua longevità di ascolto.

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