Home > Senza categoria > Tempo instabile con probabili schiarite, incontro con il cast

Tempo instabile con probabili schiarite, incontro con il cast

Il cast di “Tempo instabile con probabili schiarite” ha presentato alla stampa milanese questa commedia diretta da Marco Pontecorvo ambientata nelle Marche, dove viene ritrovato un giacimento di petrolio che getta antiche amicizie e il piccolo paesino di Sant’Ugo nel caos. Ermanno (Lillo) e Giacomo (Luca Zingaretti) mantengono a stento a galla una ditta di divani. Un giorno scoprono per caso un giacimento di petrolio a ridosso dell’azienda: dopo un primo momento di stupore e felicità, comincia la lotta tra i due, divisi tra la possibilità d’investire con l’esperto americano (John Turturro) e tentare la strada dell’oro nero o lasciar perdere e continuare a focalizzarsi sulla produzione di divani.

Nel film troviamo una certa retorica politica, però sembra in qualche modo stanca, vuota, quasi superata.

Marco Pontecorvo: Sì, la cooperativa di divani con i soci “compagni” di Ermanno fanno chiaramente riferimento a quel tipo di vita politica, però volevo fotografare questo momento preciso del Paese, in cui avvertiamo una stanchezza verso quello che eravamo e stiamo facendo il punto. C’è voglia di rinnovarsi in Italia e non solo tra i giovanissimi, anche nelle generazioni come la mia, a cui il mondo è mutato sotto il naso, forse colpevolmente.

La lotta che si consuma a Sant’ugo per il petrolio vede fronteggiarsi due Italie molto precise.

M. Pontecorvo: Mi piaceva molto l’idea che lo spettatore potesse parteggiare ora per l’idealista Ermanno ora per il pragmatico Giacomo, senza mai dare completamente ragione alle due fazioni, idealista post comunista e praticamente orientata al business, che incarnano. Non mancano poi momenti in cui i due protagonisti finiscono per scambiarsi le casacche perché il petrolio è una metafora che scombussola i ruoli e rende confusi. In questa lotta per conquistare il pubblico il personaggio di Zingaretti è lievemente in vantaggio, però non dimentichiamo che non mancano “punti d’ombra”: è lui che propone di sotterrare illegalmente i busti di colla. Giacomo è un personaggio in movimento, ma non sa esattamente verso quale meta e con che motivazione. Quelli che si muovono davvero nel mio film sono i giovani.

Sembra che Tempo Instabile subisca molto il fascino del western.

M. Pontecorvo: Sì, molto, sia per tematiche che per scelte di regia. Ci sono i duelli a sfondo sportivo ispirati alla carriera di mio cognato che giocava nella serie A di baseball con il Sant’arcangelo, c’è un riferimento a Las Vegas con la sala bingo locale, c’è un confronto di posizioni quasi da buoni contro cattivi…quindi c’è un po’ una contrapposizione western già nella storia.Per questo motivo ho deciso di girarne alcune scene con tecniche e musiche chiaramente ispirate agli spaghetti western.

Lillo: Come nei western, anche i personaggi positivi hanno un polo negativo, qualche segreto oscuro nel loro passato. Il mio Ermanno poi non è che sia cattivo, è solo un po’ coglione… probabilmente mi hanno chiamato per esaltare quella parte. (ride, ndr)

Nel film troviamo una certa retorica politica, però sembra in qualche modo stanca, vuota, quasi superata.

M. Pontecorvo: Sì, la cooperativa di divani con i soci “compagni” di Ermanno fanno chiaramente riferimento a quel tipo di vita politica, però volevo fotografare questo momento preciso del Paese, in cui avvertiamo una stanchezza verso quello che eravamo e stiamo facendo il punto. C’è voglia di rinnovarsi in Italia e non solo tra i giovanissimi, anche nelle generazioni come la mia, a cui il mondo è mutato sotto il naso, forse colpevolmente.

Il film è dedicato a Rosi e contiene persino una citazione a “Il caso Mattei”.

M. Pontecorvo: Rosi è stato il mio maestro e continua ad essere la mia ispirazione. Avevo 19 anni quando uscì Cronaca di una morte annunciata, poi ho lavorato alla sua fotografia di alcune sue pellicole: avevamo sviluppato un legame.

Chi ha disegnato le parti animate ispirate ai cartoni giapponesi?

M. Pontecorvo: Maurizio Forestieri, che ha fatto tanta animazione come “La Gabbianella e il Gatto”, “La Freccia Azzurra”… Ci siamo messi in contatto grazie a Lillo, non trovavamo nessuno in grado di farcela dati tempi tirati con cui abbiamo lavorato.

Lillo: Da giovane avevo tentato anche la carriera di animatore, e lui all’epoca era già bravissimo e noto “nel giro”. Forestieri in Italia è uno dei più bravi animatori in attività ed è stato molto premiato anche all’estero. Per questo film ha fatto un ottimo lavoro in poco tempo, che per l’animazione è uno scoglio davvero difficile da superare.

M. Pontecorvo: Per ragioni di costi, lo storyboard finale è stato mandato in Corea per essere animato. Le espressioni bellissime dei bozzetti purtroppo un po’ si sono perse.

Ci sono molti pezzi operistici nella colonna sonora.

M. Pontecorvo: Il motivo è che mi piace l’opera e quella del centro Italia è una zona in cui tradizionalmente si ascolta molta opera. Mi è sembrata l’occasione per metterla in un film attraverso Ginetta, la barista del bar.

A chi ti sei ispirata per Tabellina, Carolina? Il personaggio ha una componente impacciata alla Bridget Jones…

Carolina Crescentini: Brigdet Jones è più disinvolta! L’impressione era quella di somigliare all’impacciato topolino di campagna arrivato in città, questo personaggio è proprio un concentrato d’ansia. Mi hanno aiutato a calarmi nel personaggio le scarpe sbilenche che indossavo e gli occhiali dietro cui nascondermi. Per alcuni aspetti mi sono ispirata a persone ansiose che conosco.

Se trovaste il petrolio nel giardino di casa, voi cosa fareste?

C. Crescentini: Starei zitta! Rischi che ti espropriano casa, per cui mi sembra saggio tacere. Scherzi a parte, prima di cominciare la lavorazione del film non avevo idea di quanto fosse complesso e per certi versi pericoloso per il privato cittadino scoprire un giacimento.

Lillo: Mi accorgerei di non essere a casa mia, non ho il giardino! (ride, ndr)

Luca Zingaretti: Mi hai rubato la risposta! (ride, ndr) Insomma, si tratta pur sempre di una metafora, credo sia più facile vincere il totocalcio che trovare un giacimento in Italia.

Scroll To Top