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Tempo interamente vissuto

Sono le 23.30 e l’appartato arpeggiare de “Il Pianeta Perfetto” interrompe il silenzio dopo più di un anno di attesa. È il primo concerto per “Hermann”, e l’incipit si fa strada con atmosfere nuove, ispirate. I Paolo Benvegnù allargano la famiglia dei fiati con Simon Chiappelli alle trombe e Filippo Brilli al sax ed al flauto. Perciò il suono si fa corposo, amalgamando una diversità inconsueta di timbri.

“Hermann” suona come la selva ritratta nel lavoro grafico del disco e proiettata dietro al gruppo durante il concerto: è misterioso coacervo di simboli prima, poi è avvolgente e seducente, sempre più distinguibile e delineato come un capolavoro naturale mai troppo rassicurante. “Moses” inizia a dare incisività e movimento così come “Love Is Talking” fa precipitare l’ascolto nell’incedere aperto e nel turbinoso ritornello a due voci. Non ci sono pause tra i brani, non c’è comunicazione tra pubblico e palco perché la tensione è quella degli eventi che devono essere perfetti.

Effettivamente, tutto suona esattamente come il disco, fatta eccezione per le parti più profonde e dense che dal vivo suonano del tutto naturali e senza alcuna impostazione artificiosa o studiata. “Avanzate, Ascoltate” commuove per l’accorata vena elegiaca, per la costante intensità che cresce a onde continue e per il vibrante messaggio di recuperare la primitività di saper amare senza chiedere, e senza il bisogno di speranze od illusioni. “Andromeda Maria” porta l’orecchio a ballare con gli archi, alimentando quella calda immedesimazione che viene di seguito interrotta dal torbido distacco della coppia “Sartre Monstre” e “Good Morning, Mr. Monroe”.

La fluidità della melodia torna a primeggiare con la conclusione di “Hermann”, la romantica “Johnnie And Jane”, le sferzate pulsanti di “Il Mare È Bellissimo” e la conclusiva “L’Invasore” con Andrea Franchi ad incantare il pubblico con la sua chitarra e la sua voce delicatamente incerta, garantendo agli altri sette minuti – di cui due di applausi – di pausa.

Viene il momento di frantumare le distanze ma residuano ancora rigidità e mancanza di contatto: “Cerchi Nell’Acqua”, “Rosemary Plexiglas”, “Io E Il Mio Amore” vengono proposte senza fare accenni al passato, senza una parola se non un sentito “grazie” al pubblico che, ai grandi classici di Paolo, sa rispondere con un controllato coro di benvenuto. La varietà dei suoni, arricchiti dal rinforzo degli archi e dei fiati, portano le esecuzioni ad un livello di profondità inedito persino per “Il Mare Verticale”. Il congedo arriva con “La Schiena”, meno irruenta delle precedenti esecuzioni e variata dall’intervento di flauto e tromba che si inseriscono nelle parti originariamente interpretate dal violino di Guglielmo Ridolfo Gagliano. Dando quindi il sapore di una veste cambiata, rinnovata.

E questo è il grande senso positivo dell’artista Benvegnù. Conferma, con l’esecuzione completa di “Hermann”, che nuove emozioni attendono l’ascoltatore che avrà la fortuna di sentir vivere sul palco le nuove composizioni. Ma l’emozione del contatto con i sei polistrumentisti è mancata molto stasera. Si sa, è l’emozione del debutto. Da qui, per andare a sfiorare la perfezione è veramente poca strada.

Il Pianeta Perfetto
Moses
Love Is Talking
Avanzate, Ascoltate
Io Ho Visto
Andromeda Maria
Achab In New York
Sartre Monstre
Good Morning, Mr. Monroe!
Date Fuoco
Johnnie And Jane
Il Mare È Bellissimo
L’Invasore

Encore:
Cerchi Nell’Acqua
Rosemary Plexiglas
Io E Il Mio Amore
Il Mare Verticale
La Schiena

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