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La Settimana della Critica ha presentato oggi il suo secondo lungometraggio in concorso, l’opera prima di Stéphane DemoustierTerre battue” (“Terra battuta”), modesta storia su un bambino prodigio del tennis e la sua famiglia.

Il bambino protagonista è l’esordiente Charles Mérienne, tennista nella realtà, che mostra doti e prospettive di carriera brillanti. Troppo brillanti per il padre (Oliver Gourmet), immerso nei suoi progetti imprenditoriali tanto da non capire la pressione imposta sul figlio e l’emarginazione della moglie (Valeria Bruni Tedeschi) dai suoi progetti.

Un lungometraggio di finzione senza pretese, ma che nasce da un’urgenza del regista quasi autobiografica. L’idea di base viene da un fatto di cronaca riguardante un giovane tennista (non riveliamo altro a riguardo per non rovinare il colpo di scena). Fatto che ha colpito il regista Demoustier, a sua volta implicato nel tennis agonistico da ragazzo. In preparazione del film Demoustier ha girato anche un documentario di 40 minuti sul tennis giovanile intitolato “Les petits joueurs” (“Giovani giocatori”), in cui il piccolo Mérienne compariva marginalmente.

Discostandosi invece dai fatti reali, Demoustier ha costruito attorno al fatto iniziale il personaggio del padre, a cui dedica indicativamente la prima metà del film mostrando la sua ambizione imprenditoriale e costruendo così quel castello di pressioni che porteranno il figlio e la moglie a prendere le loro drastiche decisioni. Poco peso viene invece riservato a Valeria Bruni Tedeschi, le cui ragioni e imprese vengono timidamente tratteggiate.

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