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Un album in due tempi

Dopo la fortunata release dello scorso anno, con cui i Tesla ci avevano divertito coverizzando il firmamento delle star del rock, la multi-platino band americana è tornata a collaborare con il produttore Terry Thomas e Michael Rosen, per l’uscita dell’ottavo album in studio, il secondo dopo la reunion del 2000.

Rispetto al passato, la storica formazione si è finalmente dotata di una cover art accattivante ed ha ricevuto una spolverata di modernità con Dave Rude, trenunenne chitarrista subentrato al posto di Tommy Skeock. L’album inoltre, a dispetto di un inizio particolarmente deciso e di un’opening track dal consueto ritornello killer, suona molto meno heavy rispetto ai precedenti; presenta un gran numero di passaggi acustici, sino a sfiorare più volte il modern rock. E proprio là, in quei mid tempo devoti alla Mtv chart, ci sembra che i cinque californiani snaturino la propria essenza, nonostante l’ottima voce di Jeff Keith tenti di mantenerla sui classici binari di un hard rock graffiato ed essenziale.

Come “Into The Now”, dunque, anche “Forever More” sembra perdere per strada il proprio pathos. Ma è soprattutto la personalità band – quella di leader dell’hair metal, che nel 2004 aveva scalato il trentunesimo posto della Billboard – ad apparire annacquata da idee “miste” (come nel country blues di “Pvt. Ledbetter”).
Così composto, “Forever More”, album dotato di facile digeribilità, ma non di altrettanta longevità, sembra confezionato più per le nuove generazioni che non per il nocciolo duro dei fan.

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