Home > Report Live > That’s how gigs should be

That’s how gigs should be

Dopo pochi mesi dalla loro ultima esibizione italiana, i Wolves In The Throne Room tornano a rendersi protagonisti di una serata veramente particolare, dando così modo agli smemorati di rifarsi e ai più devoti di bissare.

Il primo approccio con il locale non è dei più felici; all’ingresso l’utenza media non tesserata è gentilmente invitata a buttare dieci euro nel water e tirare l’acqua, dopodiché può recarsi a fare il meritato biglietto.
Oltrepassato poi l’ingresso e il Minòs della situazione si viene accolti dall’opening-act. Mai parola fu più azzeccata di “opening-act” per descrivere i due gruppi d’apertura: un amalgama indifferenziato di musica, avrebbero potuto benissimo essere lo stesso gruppo con un ampio cambio vestiti. Il commento proviene ovviamente da bocca profana, ma è quello a cui si va incontro mettendo generi come Sludge/post-core, o come è d’uopo chiamarlo, al cospetto di un pubblico arrivato per ascoltare black/ambient.

Veniamo a noi. Primo gruppo: Bleeding Eyes, amici della distorsione musicale, della ripetizione assidua e con un cantante talmente poco affidabile che si presenta sul palco solo all’ultima canzone. Una semplificazione italiana dei Pelican. Secondo gruppo: Colossal Monument, sullo stesso genere dei precedenti, ma con un’attrezzatura musicale che ci fa domandare se arrivino dall’iperspazio o cosa. La seconda domanda che sorge spontanea è se servono davvero due bassi e una chitarra a otto corde su un palco. Risposta negativa, perché i due bassisti suonano praticamente le stesse note, ma almeno in questo caso il cantante si è ricordato di salire sul palco.

Conclusi i preamboli è il momento dei nostri, che con totale indifferenza nei confronti del pubblico cominciano ad allestire la loro scenografia e accordare gli strumenti con un inquietante intro di sottofondo; poi le luci si abbassano, imbracciano gli strumenti e senza una parola… suonano. Sorvoliamo sulla pessima resa dei suoni durante la prima canzone, che fortunatamente va via via migliorando. Quello che rende questo concerto ammaliante è l’atmosfera che si viene a creare. Una sorta di tacito accordo tra band e pubblico che non può far altro che osservare e ascoltare estasiato; niente urla, niente grida, niente pause casiniste tra una canzone e l’altra, e dall’altra parte niente presentazioni, niente chiacchiere inutili, neanche il tempo di bere. Le canzoni una legata all’altra, la luce delle candele, la bellezza propria dei brani resi ancora meglio dal vivo, la mostruosa presenza scenica dell’intera band, hanno regalato a tutti un’ora di completo annullamento atarassico.
È così che dovrebbe essere un concerto.
E un’esperienza del genere descritta in una recensione è mortificata.
Imperativo categorico: andate al prossimo live dei Wolves In The Throne Room.

Wanderer Above The Sea Of Fog
I Will Lay Down My Bones Among The Rocks And Roots
Ahrimanic Trance
Crystal Ammunition

Scroll To Top